Le bugie, soprattutto in campagna elettorale, degli uomini politici. di Donald Trump in primo luogo, non solo di loro, ma anche di quell italiani, da Meloni a Salvini e delle promesse fatte ma non mantenute. Ne facciamo un bell´elenco con nomi e cognomi?
Il divario tra le affermazioni fatte in campagna elettorale e la realtà dell’azione di governo è uno dei temi più dibattuti della politica contemporanea. L’uso di toni perentori, slogan ad effetto e impegni categorici tende spesso a scontrarsi con i vincoli di bilancio, i trattati internazionali o la complessa realtà legislativa.
Di seguito viene riassunta una panoramica con nomi, cognomi e casi documentati di promesse non mantenute, smentite o affermazioni fuorvianti da parte dei principali esponenti politici citati.
1. Donald Trump (Stati Uniti)
Nel corso delle sue campagne elettorali e dei suoi mandati presidenziali, Donald Trump ha basato la propria comunicazione su grandi promesse di rottura, molte delle quali smentite nei fatti o rimaste inattuate.
- Costruzione del Muro al confine messicano “pagato dal Messico”
- La promessa: un muro di oltre 3.000 km lungo tutto il confine sud, interamente finanziato dalle casse dello Stato messicano.
- La realtà: il Messico non ha mai versato alcun fondo diretto per l’opera. Il muro è stato realizzato solo in minima parte (principalmente sostituzione di barriere già esistenti) ed è stato finanziato riallocando fondi del Dipartimento della Difesa americano.
- Abrogazione immediata dell’Obamacare
- La promessa: “Sostituiremo immediatamente la legge sulla sanità di Obama con qualcosa di molto più economico e migliore”.
- La realtà: nonostante il controllo repubblicano sia della Camera sia del Senato nei primi due anni del suo primo mandato, il tentativo di smantellare l’Affordable Care Act è fallito al Congresso (determinante fu il voto contrario del senatore John McCain).
- Abolizione del debito pubblico statunitense
- La promessa: dichiarò nel 2016 che avrebbe azzerato il debito pubblico degli Stati Uniti (all’epoca circa 19 mila miliardi di dollari) entro 8 anni.
- La realtà: durante la sua presidenza, complici i tagli fiscali del 2017 e le spese straordinarie per la gestione dell’emergenza COVID-19, il debito pubblico statunitense è aumentato di circa 7,8 mila miliardi di dollari.
- Crescita economica del 4% – 6% annuo
- La promessa: promesse di una crescita del PIL a ritmi annui superiori al 4% o persino al 5%.
- La realtà: escludendo il periodo di rimbalzo post-pandemico, la crescita annuale del PIL statunitense non ha mai raggiunto il 4%, attestandosi prima del 2020 a una media attorno al 2,5%.
2. Giorgia Meloni (Italia)
Prima di assumere la guida del Governo nel 2022, Giorgia Meloni ha tenuto posizioni d’opposizione molto nette su temi economici e migratori, poi notevolmente ridimensionate o cambiate una volta al potere.
- Abolizione delle accise sui carburanti
- La promessa: video storici e dichiarazioni in cui chiedeva l’abolizione o il taglio progressivo delle accise statali sulla benzina.
- La realtà: una volta al governo, non solo le accise non sono state abolite, ma a inizio 2023 l’esecutivo ha scelto di non prorogare lo sconto sulle accise introdotto dal governo precedente, portando a un rialzo immediato dei prezzi della benzina al distributore.
- Blocco navale nel Mediterraneo
- La promessa: proposta di applicare un vero e proprio “blocco navale militare” al largo delle coste nordafricane per azzerare gli sbarchi illegali.
- La realtà: misura mai attuata poiché contraria al diritto internazionale e al diritto del mare. Il governo si è orientato su accordi bilaterali (come con la Tunisia o l’Albania) e l’intercettazione dei flussi in mare non ha assunto la forma di un blocco navale.
- Superamento del sistema delle accise e delle clausole di salvaguardia / Uscita dall’Euro
- La promessa: in passato (fino al 2018), toni fortemente euroscettici e critiche strutturali alla moneta unica e al Patto di Stabilità.
- La realtà: da Presidente del Consiglio ha adottato una linea di stretta ortodossia di bilancio, negoziato la revisione del Patto di Stabilità in sede UE e lavorato in continuità con le istituzioni europee.
3. Matteo Salvini (Italia)
La comunicazione politica di Matteo Salvini si è caratterizzata nel tempo per impegni categorici a breve termine (“nel primo Consiglio dei ministri”), che sono stati poi rinviati o accantonati.
- Cancellazione completa della Legge Fornero
- La promessa: lo slogan “Aboliremo subito la legge Fornero” è stato un cavallo di battaglia per oltre un decennio.
- La realtà: la legge Fornero è rimasta l’ossatura del sistema previdenziale italiano. Le misure introdotte (come Quota 100, Quota 102, Quota 103) sono state forme temporanee di flessibilità e non una cancellazione della riforma.
- Flat Tax al 15% per tutti
- La promessa: estensione della tassa piatta al 15% a tutti i redditi da lavoro (dipendenti e autonomi).
- La realtà: la Flat Tax al 15% è stata applicata unicamente alle Partite IVA in regime forfettario (estesa poi fino a 85.000 euro di fatturato), mentre per i lavoratori dipendenti e per le fasce di reddito ordinarie è rimasto in vigore il sistema di tassazione progressiva IRPEF.
- Cancellazione immediata delle accise sulla benzina
- La promessa: Dichiarò a più riprese (già dal 2018) che nel “primo Consiglio dei ministri” avrebbe cancellato le vecchie accise sui carburanti (comprese quelle risalenti alla guerra d’Etiopia o al Vajont).
- La realtà: la misura non è mai stata portata in Consiglio dei ministri per mancanza di copertura finanziaria (le accise garantiscono oltre 20 miliardi di euro l’anno all’erario).
Perché accade?
Gli analisti politici e i politologi individuano diverse ragioni ricorrenti dietro questo fenomeno:
- Propaganda da campagna elettorale: gli slogan semplici e radicali attraggono l’attenzione dell’elettorato più facilmente delle spiegazioni complesse o dei vincoli tecnici.
- Vincoli di Bilancio: molte promesse richiedono coperture finanziarie miliardarie che, una volta lette le schede del Ministero dell’Economia o del Tesoro, si rivelano inesistenti.
Contesto internazionale e sovranazionale: regolamenti dell’Unione Europea, vincoli dei mercati finanziari (es. rendimento dei titoli di Stato e spread) e trattati internazionali impediscono la realizzazione di misure unilaterali estreme.
26 ottobre 2026





