Ecco la sintesi dell’articolo pubblicato su L’Unione Sarda riguardante il ricorso contro la legge elettorale depositato a Cagliari.
Si scrive nel ricorso: “L’azione giudiziaria nasce dalla convinzione che la nuova disciplina elettorale presenti «gravi profili di contrasto con i principi fondamentali della Costituzione, in particolare con l’eguaglianza del voto, la libertà degli elettori di scegliere i propri rappresentanti, il pluralismo politico e gli equilibri della forma di governo parlamentare», spiegano i promotori”.
E proseguono i ricorrenti: “Indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio. L’obbligo per tutte le liste di indicare preventivamente un candidato alla guida del Governo, pena l’esclusione dalle elezioni, «limita la libertà di partecipazione politica e rischia di introdurre surrettiziamente elementi di investitura diretta del presidente del Consiglio, alterando gli equilibri della forma di governo parlamentare previsti dagli articoli 92 e 94 della Costituzione».
E ancora aggiungono: “Aumento delle firme per presentare le liste. L’innalzamento delle sottoscrizioni richieste dalle precedenti 1.500-2.000 fino a 6.000-7.000 per collegio, a fronte delle agevolazioni riconosciute alle forze politiche già rappresentate, «rischia di ostacolare gravemente la partecipazione di nuovi soggetti politici, in contrasto con i principi di pluralismo e pari opportunità nella competizione elettorale. Si tratta di una questione che assume particolare concretezza proprio per le formazioni politiche minori, chiamate a sostenere oneri organizzativi ed economici assai più gravosi rispetto ai partiti già rappresentati in Parlamento, con il rischio di compromettere l’effettiva parità di accesso alla competizione elettorale».
Punti chiave del ricorso
Deposito e promotori: è stato depositato al tribunale ordinario di Cagliari un ricorso contro la Presidenza del Consiglio dei ministri per contestare la legittimità costituzionale della nuova legge elettorale. Tra i ricorrenti figurano accademici, giuristi (tra cui i costituzionalisti Pietro Ciarlo, Gianmario Demuro e Andrea Deffenu) e due ex presidenti della Regione Sardegna (Federico Palomba e Gianmario Selis).
Iniziativa Nazionale: l’azione sarda si inserisce in una rete nazionale (coordinata da Roberto Zaccaria, Pietro Adami, Federico Grosso e Maria Agostina Cabiddu) che presenterà analoghi ricorsi davanti ai tribunali delle altre 25 Corti d’Appello italiane per portare la questione davanti alla Corte Costituzionale.
- Motivazioni di Incostituzionalità: Secondo i ricorrenti, la legge contrasta con i principi di eguaglianza del voto, libertà di scelta dei rappresentanti, pluralismo politico ed equilibrio della forma di governo parlamentare.
Gli 8 Motivi Principali della Contestazione
Premio di Maggioranza e Sproporzione: l’attribuzione di un premio di 70 deputati e 35 senatori alla coalizione che raggiunge il 42% dei voti creerebbe una sproporzione eccessiva tra consensi e seggi, sacrificando l’uguaglianza del voto.
Candidati Bloccati: i seggi del premio di maggioranza vanno a candidati scelti dai partiti senza preferenze da parte degli elettori, riducendo il numero dei parlamentari eletti con il sistema ordinario.
Ripartizione nazionale e territorio: il sistema di assegnazione dei seggi può essere condizionato dai voti espressi in altre zone d’Italia, indebolendo il legame tra elettori, territorio ed eletti.
Premio al Senato e autonomia delle Camere: il premio di maggioranza nazionale per il Senato solleva dubbi rispetto all’articolo 57 della Costituzione (elezione su base regionale) e ne subordina l’attribuzione ai risultati di entrambe le Camere, incidendo sulla loro autonomia.
Capilista bloccati e candidature multiple: la priorità dei capilista e la possibilità di candidarsi in più collegi concentrano il potere di scelta nei partiti, riducendo la trasparenza.
Equilibrio di genere: l’eliminazione del limite del 60% per ciascun sesso nelle posizioni di capolista e la modifica dei vincoli di genere rischiano di indebolire la rappresentanza femminile.
Obbligo del candidato premier: l’imposizione di indicare preventivamente un candidato alla guida del Governo limiterebbe la partecipazione politica e introdurrebbe elementi di investitura diretta, alterando l’equilibrio della forma di governo parlamentare.
Aumento delle firme per le liste: l’innalzamento delle sottoscrizioni richieste (da 1.500-2.000 a 6.000-7.000 per collegio), unito ai vantaggi per i partiti già in Parlamento, ostacola i nuovi soggetti politici e le forze minori, violando il pluralismo e la parità di accesso alla competizione.
26 ottobre 2026





