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Politica

L’irritazione di Meloni dopo l’affondo inatteso. I sospetti sul leghista per la mossa elettorale

Simone Canettieri ha pubblicato un articolo sul Corriere della Sera e scrive che la linea della nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e di FdI, su Kiev non cambia.

Scvrive Canettieri: ’’La premier recapita a Salvini la sua irritazione per questa sortita, affatto concordata. Telefonata o messaggio Whatsapp poco importa. Meloni fa arrivare al vicepremier un ragionamento che si può sintetizzare così: «Caro Matteo, capisco il contesto del congresso, capisco tutto. Ma così metti in difficoltà me e il governo, te compreso». Come per magia — dopo due ore e il messaggio di Meloni — nel discorso della sua rielezione Salvini ammorbidisce la posizione. Si domanda, retoricamente, se le armi e i soldi a Kiev siano la via migliore per la pace, auspica di investire sulla diplomazia, invita con garbo gli alleati «a ragionare», coltiva il dubbio, dà atto agli ucraini di essere un popolo «bombardato» e «aggredito». I toni si fanno concilianti. Tuttavia fa notizia la prima dichiarazione, quella dell’ora di pranzo. Per molti questo affondo altro non è che una mossa elettorale del vicepremier in vista del voto anticipato di maggio: scenario che pubblicamente Salvini nega e respinge, ma che sa di non poter scongiurare”.

L’irritazione di Meloni dopo l’affondo inatteso. I sospetti sul leghista per la mossa elettorale.

E prosegue: ’’In attesa dell’invio del nuovo pacchetto di aiuti militari — al Copasir non risultano novità a breve — all’orizzonte si intravede un altro scoglio per il governo. Se non ci saranno fatti sostanziali sui negoziati di pace, entro la fine dell’anno l’esecutivo dovrà varare un altro decreto per gli aiuti militari e civili a Kiev. Si tratta della copertura legislativa che serve a inviare — secondo una precisa cornice giuridica già stabilita dal governo Draghi — i singoli pacchetti durante l’anno. Il decreto in vigore scade appunto il 31 dicembre 2026. Il decreto va poi votato in Parlamento. Lo scorso anno venne limato fino all’ultimo, parola per parola, con un balletto sull’aggettivo «militari» prima di «aiuti». Apparso, scomparso e alla fine ritornato. Questa volta alla vigilia delle elezioni anticipate la Lega — sempre assillata da Roberto Vannacci — potrebbe opporsi per rivendicare il no in campagna elettorale’’.

L’articolo racconta del nuovo attrito tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini sulla guerra in Ucraina, mettendo in luce le difficoltà della maggioranza nel mantenere una posizione comune e il possibile uso elettorale della questione.

1. L’uscita di Salvini irrita Meloni

Nel giorno della sua rielezione alla guida della Lega, Salvini annuncia l’intenzione di opporsi, al prossimo Consiglio dei ministri, agli aiuti militari ed economici destinati a Kiev. Una presa di posizione che coglie di sorpresa la presidente del Consiglio, perché rischia di mettere in discussione la linea ufficiale del governo e di esporre l’esecutivo a nuove polemiche.

Meloni gli fa arrivare immediatamente il proprio disappunto, sottolineando che una simile iniziativa mette in difficoltà non soltanto lei e il governo, ma anche lo stesso Salvini.

2. La retromarcia parziale del leader leghista

Dopo il richiamo della premier, Salvini attenua i toni. Non annuncia più un’opposizione così netta, ma invita a interrogarsi sull’efficacia degli aiuti militari e finanziari, sostenendo che occorra investire maggiormente nella diplomazia e nella ricerca della pace. Riconosce inoltre che l’Ucraina è un Paese aggredito e bombardato.

La sostanza delle sue perplessità rimane, ma il linguaggio diventa più conciliante. L’episodio, tuttavia, lascia emergere una divergenza significativa all’interno della coalizione.

3. Il sospetto della manovra elettorale

Secondo Canettieri, negli ambienti politici si sospetta che l’affondo di Salvini risponda soprattutto a una strategia elettorale, in vista di possibili elezioni anticipate a maggio. Il leader leghista cerca di recuperare visibilità e consenso, anche sotto la pressione delle posizioni più radicali presenti nel suo partito e della concorrenza interna rappresentata da Roberto Vannacci.

Si tratta di un’interpretazione politica, non di una strategia dimostrata: Salvini nega pubblicamente che il suo intervento sia collegato alla prospettiva di elezioni anticipate.

4. Palazzo Chigi cerca di evitare lo scontro

La linea ufficiale della presidenza del Consiglio è quella di non alimentare la polemica. Fratelli d’Italia e Forza Italia evitano dichiarazioni pubbliche, mentre da ambienti governativi viene ribadito che la posizione dell’esecutivo sull’Ucraina non cambia, anche se i singoli esponenti della maggioranza possono esprimere opinioni differenti.

Meloni punta così a impedire che le divisioni sulla politica estera offrano un vantaggio alle opposizioni.

5. Il vero banco di prova arriverà a fine anno

Il problema rischia però di ripresentarsi concretamente. Il decreto che fornisce la copertura giuridica agli aiuti militari e civili all’Ucraina scade il 31 dicembre 2026 e dovrà essere rinnovato, con il successivo passaggio parlamentare.

Se non ci saranno progressi sostanziali nei negoziati di pace, la Lega potrebbe opporsi al nuovo provvedimento, rivendicando una posizione contraria agli aiuti in piena campagna elettorale. Un passaggio che potrebbe trasformare le attuali divergenze in uno scontro politico e parlamentare assai più serio.

Il significato politico dell’articolo

Il punto centrale non è soltanto la divergenza sull’Ucraina, ma la crescente difficoltà di Meloni nel tenere insieme una maggioranza attraversata da interessi elettorali differenti.

  • Per Meloni, sostenere Kiev significa mantenere la coerenza della politica estera italiana e la credibilità internazionale del governo.
  • Per Salvini, prendere le distanze dagli aiuti può rappresentare un’opportunità per recuperare consensi tra gli elettori contrari al sostegno militare all’Ucraina.
  • Per la maggioranza, il rischio è che la competizione interna prevalga sulla responsabilità di governo, soprattutto se si avvicinassero le elezioni anticipate.
  • Per l’opposizione, le contraddizioni della coalizione costituiscono un’occasione per denunciare l’assenza di una linea condivisa.

In conclusione: Salvini ha lanciato un segnale politico che Meloni ha cercato subito di ridimensionare. La questione, tuttavia, resta aperta: la vera prova sarà il rinnovo degli aiuti all’Ucraina entro la fine dell’anno. È lì che si capirà se le parole del leader leghista sono state soprattutto una mossa elettorale oppure preludono a una concreta rottura della linea governativa.

26 ottobre 2026