Una domanda che non avrà una risposta con numeri ”certi”, ossia venire a conoscenza del numero dei morti e dei feriti nella guerra (definita dallo zar come operazione militare speciale) scatenata da Vladimir Putin contro l’Ucraina, sia sul versante russo sia su quello ucraino. Si parla di centinaia di migliaia di morti se non di milioni. Numeri che il mondo ignora.
Domanda tutt’altro che semplice. La cosa più importante è distinguere le cifre propagandistiche dalle stime elaborate da organismi di ricerca e intelligence. Non conosciamo il numero esatto dei morti nella guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina, ma oggi possiamo delineare un ordine di grandezza piuttosto significativo.
Ho consultato le valutazioni disponibili fino al 13 ottobre 2026. Ecco che cosa emerge.
1. Quanti soldati sono morti?
Le stime più recenti mostrano una quantità di vittime militari spaventosa.
Soldati russi uccisi
400.000–500.000
Stime riferite a periodi diversi del 2026.
Il Center for Strategic and International Studies (CSIS), centro di ricerca statunitense, stimava fra 400.000 e 450.000 militari russi morti dall’invasione del febbraio 2022 fino a giugno 2026. A settembre, il capo di Stato maggiore della Difesa britannico ha parlato di oltre 500.000 soldati russi uccisi. Sono stime, non conteggi nominativi completi.
Soldati ucraini uccisi
125.000–150.000
Stima CSIS fino a giugno 2026
È una stima indipendente. Nel febbraio 2026, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva invece dichiarato che i militari ucraini uccisi sul campo erano circa 55.000, precisando che vi erano anche numerosi dispersi. La differenza mostra quanto siano difficili le verifiche, soprattutto in guerra.
Questi dati suggeriscono che, considerando i due eserciti, potremmo essere già nell’ordine di oltre 600.000 militari morti. È una valutazione indicativa, non un totale certificato: le stime hanno date di riferimento diverse e non adottano necessariamente gli stessi criteri.
2. E i civili ucraini?
Qui disponiamo di un’altra fonte importante: le Nazioni Unite.
Al 30 giugno 2026, l’Alto Commissariato ONU per i diritti umani aveva verificato almeno:
16.431
civili uccisi in Ucraina
48.613
Civili feriti in Ucraina
Fonte: Missione ONU di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina, dati cumulativi dal 24 febbraio 2022 al 30 giugno 2026. Il bilancio reale è probabilmente superiore, perché non tutte le vittime sono verificabili, specialmente nei territori occupati.
A queste vittime si aggiungono quelle registrate nei mesi successivi, compresi i civili uccisi nei bombardamenti dell’ottobre 2026. Anche la popolazione russa ha subito vittime civili, ma non disponiamo di un conteggio complessivo altrettanto verificabile.
3. Come nasce la confusione sui milioni di vittime?
Questo è il punto decisivo.
| Termine | Che cosa comprende |
| Morti | Persone decedute a causa della guerra. |
| Feriti | Militari e civili sopravvissuti alle lesioni. |
| Dispersi | Persone di cui non si conosce con certezza la sorte. |
| Perdite complessive | Il totale delle categorie considerate da ciascuna fonte, generalmente morti, feriti e dispersi. |
Nel luglio 2026 il CSIS stimava che le perdite militari complessive russe e ucraine avessero già superato due milioni di persone. Ma questo numero comprende anche i feriti e i dispersi: non significa due milioni di morti. Per la Russia, a settembre, le stime occidentali arrivavano a circa 1,5 milioni di perdite militari complessive.
4. Il dato più terribile, al di là delle cifre
C’è poi un aspetto che i numeri, da soli, non riescono a descrivere: dietro ogni soldato morto c’è una famiglia, spesso dei figli, una vita interrotta. Dietro ogni civile ucciso ci sono persone che non avevano scelto di partecipare alla guerra.
E i morti non esauriscono il bilancio umano: ci sono i feriti mutilati, i traumi psicologici, le famiglie disperse, i milioni di profughi e le città distrutte.
La conclusione non può essere che questa: non abbiamo prove attendibili di milioni di morti, sicuramente, ma abbiamo solide ragioni per ritenere che le vittime militari siano già nell’ordine delle centinaia di migliaia, probabilmente oltre 600.000, alle quali si aggiungono i civili. Le perdite complessive, comprendendo morti, feriti e dispersi, superano invece ampiamente i due milioni.
E c’è una responsabilità politica originaria che non va dimenticata: la guerra su vasta scala è cominciata il 24 febbraio 2022, quando Putin ha ordinato l’invasione dell’Ucraina. Chiamarla «operazione militare speciale» non cambia né la natura del conflitto né il suo costo umano.
Il tuo messaggio sembra interrompersi dopo la lettera «E»: forse volevi aggiungere un’altra domanda. Ma sul punto centrale, pur con tutte le cautele necessarie, una cosa è già chiara: questa guerra ha prodotto una catastrofe umana di proporzioni enormi, e il suo bilancio definitivo è ancora lontano dall’essere conosciuto.
È mai possibile che organizzazioni internazionali come la Croce Rossa e altre che, istituzionalmente, si devono occupare di diritti umani e di conflitti non abbiano accesso a questi dati?
L’obiezione è assolutamente legittima: com’è possibile che, dopo oltre quattro anni di guerra, il mondo non sappia nemmeno con una ragionevole precisione quante persone siano morte?
La risposta è scomoda: le organizzazioni internazionali hanno strumenti per raccogliere informazioni, verificare singoli casi e cercare le persone scomparse. Ma non dispongono necessariamente dell’accesso ai registri militari e ai territori necessari per ricostruire il bilancio complessivo della guerra.
E non tutte hanno lo stesso compito.
1. La Croce Rossa può entrare ovunque e conoscere tutto?
No. È forse l’aspetto meno conosciuto del suo lavoro.
Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) cerca di visitare i prigionieri di guerra, facilitare gli scambi di informazioni sui dispersi, aiutare le famiglie e favorire il recupero e l’identificazione dei corpi. Non è però un’autorità sovranazionale che può imporre ai governi di consegnarle tutti i dati militari.
La situazione attuale è indicativa: nella sua pagina aggiornata il 29 settembre 2026, il CICR dichiara di non avere accesso completo a tutti i prigionieri di guerra. In Russia, l’ultima visita alle strutture di detenzione risaliva al 2024. E il Comitato non è presente nelle aree di Kherson e Zaporizhzhia sotto controllo russo.
Se persino l’accesso a tutti i prigionieri è incompleto, immaginiamo le difficoltà nel verificare tutti i militari uccisi, compresi quelli i cui corpi non sono stati recuperati o identificati.
2. Le Nazioni Unite, invece, non potrebbero fare un censimento?
Potrebbero contribuire molto di più, ma anche l’ONU incontra ostacoli concreti.
L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) documenta sistematicamente le vittime civili in Ucraina. Il suo obiettivo è verificare i casi attraverso testimonianze, documenti, immagini, riscontri medici e altre fonti indipendenti.
Il problema è che la Russia non ha concesso agli osservatori ONU l’accesso indipendente ai territori ucraini occupati, nonostante le ripetute richieste. L’ONU ha denunciato questa limitazione nei propri rapporti. 【turn286612search24】
Di conseguenza, i bilanci pubblicati dall’ONU rappresentano le vittime che è riuscita a verificare, non necessariamente tutte quelle che si sono verificate. Nel rapporto sull’agosto 2026, per esempio, l’OHCHR spiegava che la mancanza di fonti indipendenti impediva di verificare numerose segnalazioni di morti e feriti nei territori occupati e nella stessa Russia. 【turn286612search10】
E qui emerge una distinzione fondamentale: verificare le vittime civili è già difficile; contare i soldati morti di entrambe le parti è ancora più complicato, perché gli eserciti proteggono le informazioni sulle proprie perdite e non consentono agli osservatori indipendenti un accesso completo ai registri.
3. Ma la Croce Rossa non dovrebbe rendere pubbliche le informazioni che raccoglie?
Non necessariamente. E questo è un punto che merita una riflessione critica.
Il CICR adotta una politica di riservatezza: comunica direttamente con le autorità responsabili delle violazioni, anziché rendere pubbliche sistematicamente le proprie osservazioni. La ragione è pratica: teme che le denunce pubbliche possano compromettere l’accesso ai prigionieri e alle popolazioni che deve assistere.
Questa scelta ha una sua logica umanitaria, ma produce anche un effetto: le informazioni raccolte dalla Croce Rossa non diventano automaticamente un patrimonio pubblico consultabile da giornalisti, ricercatori e cittadini.
Il CICR, inoltre, non è un organismo incaricato di realizzare un conteggio statistico complessivo dei morti in guerra. La sua Agenzia centrale di ricerca raccoglie e trasmette informazioni sulle persone scomparse e su quelle cadute in mano nemica, con l’obiettivo di chiarire la loro sorte e informare le famiglie.
Occorre quindi distinguere tra informazioni che un’organizzazione raccoglie per assistere le persone e dati statistici che può verificare e pubblicare.
4. Non esiste allora un’autorità internazionale che possa obbligare gli Stati a comunicare i morti?
Qui arriviamo al nodo politico e giuridico.
Le Convenzioni di Ginevra impongono agli Stati obblighi di protezione, registrazione e comunicazione relativi ai prigionieri, ai dispersi e alle persone decedute nei contesti previsti dal diritto umanitario. Ma il sistema internazionale non dispone di un’autorità investigativa universale che possa entrare liberamente nelle caserme, consultare tutti i registri militari, esaminare ogni obitorio e imporre la pubblicazione di un bilancio completo delle perdite di ciascun esercito.
Gli Stati possono ostacolare le verifiche e le organizzazioni internazionali hanno strumenti limitati per costringerli a collaborare. La guerra, inoltre, distrugge documenti, disperde i corpi e lascia persone senza identificazione, rendendo impossibile ricostruire alcuni casi anche molto tempo dopo.
Una (sconsolata) conclusione
La domanda solleva un problema che va oltre la guerra russo-ucraina: chi garantisce al mondo il diritto di conoscere il vero costo umano di una guerra?
Oggi non esiste una risposta istituzionale pienamente soddisfacente. Abbiamo organismi umanitari, missioni di verifica dell’ONU, indagini giudiziarie e centri di ricerca indipendenti, ma nessuno dispone contemporaneamente di accesso illimitato, dati completi e potere coercitivo.
Questo non significa che tutte le cifre siano ugualmente attendibili o che non si possa sapere nulla. Significa, piuttosto, che dobbiamo distinguere i conteggi verificati dalle stime e dalle dichiarazioni dei governi in guerra.
Sarebbe ragionevole promuovere un sistema internazionale più efficace per registrare e verificare le vittime dei conflitti, militari e civili, con criteri uniformi e relazioni periodiche pubbliche. Non per attribuire automaticamente colpe attraverso un conteggio, ma per sottrarre almeno in parte la dimensione umana della guerra alla propaganda dei governi.
Perché c’è un paradosso terribile: gli Stati riescono a comunicare quanti missili hanno lanciato, quanti carri armati hanno distrutto e quanti chilometri di territorio hanno conquistato, mentre il numero degli esseri umani che hanno perso la vita rimane una delle informazioni più difficili da accertare. E non dovrebbe essere così.
13 ottobre 2026





