Viviana Mazza ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cu rivela le difficoltà che sta incontrando il presidente americano nei suoi tour elettorali.
Scrive Mazza: ”In un nuovo spot elettorale, Donald Trump torna a promettere 5.000 dollari a ciascun adulto americano se i repubblicani vinceranno nelle elezioni di midterm. E si apre una nuova settimana di viaggi quotidiani del presidente in giro per il Paese. Dal 1° ottobre Trump ha toccato già Texas, Oklahoma, Alabama, Ohio, Nebraska, New York, Tennessee. Ieri è tornato in Ohio, poi volerà in Alaska, Arizona, Montana… Un «blitz» di 32 tappe in 17 Stati che continuerà per tutto il mese, per appoggiare i candidati alle elezioni di midterm del 3 novembre. Molti di questi Stati sono «solidamente» repubblicani, altri sono «in bilico» come l’Ohio, il Texas, l’Iowa e perfino l’Alaska. E che siano in bilico è di per sé un segnale preoccupante per i repubblicani: i democratici li stanno sfidando in posti dove Trump vinse facilmente nel 2024”.
E prosegue: ”Diversi repubblicani «vulnerabili» stanno facendo una operazione di equilibrismo: secondo un esame capillare della Reuters che ha spulciato dichiarazioni e materiale elettorale, 41 su 62 candidati repubblicani in corsa «in bilico» per la Camera e il Senato (cioé quasi i due terzi) stanno prendendo le distanze da Trump o dalle sue politiche, ma allo stesso tempo non respingono quasi mai completamente il programma del presidente. Si dicono in disaccordo su questioni specifiche oppure cancellano il nome o l’endorsement del presidente dai loro siti e dal loro materiale elettorale; o ancora in modo «sottile» saltano i suoi comizi o si astengono dal discutere se Trump debba fare campagna elettorale per loro”.
Tappe serrate e stato d’allarme: Donald Trump ha avviato un intenso “blitz” di 32 tappe in 17 Stati per sostenere i candidati repubblicani in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre. Tra questi figurano anche Stati “in bilico” (come Ohio, Texas, Iowa e Alaska) dove nel 2024 aveva vinto facilmente, evidenziando una crescita della sfida democratica.
Strategia del distanziamento “sottile”: con un tasso di approvazione del presidente stimato al 32% – 35% e un calo tra gli elettori indipendenti, quasi i due terzi dei candidati repubblicani in corsa nei collegi contesi (41 su 62) prendono le distanze da lui o da alcune sue politiche. Lo fanno senza rompere del tutto col leader per non perdere fondi elettorali né il sostegno della base più radicata. Le forme di distanziamento variano dal saltare i comizi, al rimuovere il suo nome dal materiale promozionale, fino al dissenso su temi specifici.
I punti di attrito principali:
Guerra in Iran: molti candidati chiedono la fine del conflitto o hanno votato per limitare i poteri di guerra presidenziali per via dell’impatto su inflazione e prezzo della benzina.
Data center: diversi candidati contesi ne criticano o rallentano i progetti, contrariamente a quanto premuto da Trump.
Dazi e commercio: opposizione sui dazi (es. contro il Canada in Michigan) o sull’aumento delle importazioni di carne.
Esempi emblematici di equilibrismo:
Mike Lawler (New York): ha evitato il comizio di Trump a New York e espresso dissenso sul tema degli immigrati haitiani, pur affermando che le divergenze sono normali.
Mike Rogers (Michigan): nonostante l’endorsement completo di Trump, chiede la fine rapida della guerra in Iran e si oppone ai dazi con il Canada.
Pete Ricketts (Nebraska) e Mariannette Miller-Meeks (Iowa): entrambi in disaccordo su specifici temi economici o esteri, ma pronti ad apparire al fianco di Trump nei comizi o alla Casa Bianca.
Ken Paxton (Texas): in un audio privato accusa Trump di aver danneggiato i candidati repubblicani, ma in pubblico nega e sostiene che la registrazione sia stata manipolata.
13 ottobre 2026





