Giuseppe Lauria Pinter ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale scrive che in queste settimane l’università italiana si sta dando nuove regole per definire i criteri di accesso ai ruoli di professore che nel nostro Paese sono distinti in due «fasce».
Scrive Lauria Pinter: ”Un’elaborata articolazione mantenuta per riconoscere le specifiche identità accademiche sulla base di un concetto, però, distante dal modello integrato che contraddistingue i Paesi le cui università occupano le posizioni più alte nelle graduatorie internazionali. In Regno Unito, Germania, Svizzera, Olanda, USA ad un professore è riconosciuto avere incarichi collegati senza esigere che la sua attività coincida con un unico settore disciplinare. Per fare un esempio, Karl Deisseroth è professore sia di bioingegneria sia di psichiatria a Stanford ed è immaginabile che questa integrazione culturale debba essergli stata utile per ottenere il premio Nobel 2026 per il contributo allo sviluppo di una tecnologia, l’optogenetica, che ha già raggiunto le prime applicazioni cliniche sperimentali. Gli esempi sono molteplici e anche se questo modello di integrazione non è di per sé garanzia per vincere il Nobel, la struttura della nostra università in settori disciplinari che si configurano come «città-stato» in cui accesso, riconoscimento, carriera e reclutamento di collaboratori dipendono dalla conformità ad un unico, preciso perimetro ne è quantomeno un possibile ostacolo”.
E prosegue: ”La legge 129 del 16 luglio scorso ha eliminato l’abilitazione scientifica nazionale. I candidati dovranno dichiarare di possedere i requisiti che saranno decisi dal Ministero, la cui verifica sarà compito delle commissioni di concorso istituite dalle università. Quindi, è il momento perfetto per una riflessione. Perché la nuova legge, pur prevedendo indicatori minimi quantitativi, non impone che la qualificazione scientifica sia identificata con parametri bibliometrici o numero di libri, così come non lo imponeva la «legge Gelmini» che richiedeva un giudizio motivato, fondato sulla valutazione analitica della produzione scientifica. Sono stati i successivi decreti attuativi a trasformare l’enunciato in parametri quantitativi. Cosa può cambiare? Che tra quantità e qualità, la decisione sia qualità in una quantità congrua con l’età scientifica, non anagrafica, di un ricercatore. Questo è in linea con la nuova legge e non è distante dalle raccomandazioni europee”.
Il contesto e il sistema dei settori disciplinari: l’università italiana sta ridefinendo i criteri di accesso ai ruoli di professore (distinti in prima e seconda fascia) attraverso requisiti nazionali di produttività e qualificazione scientifica. L’organizzazione in 190 gruppi disciplinari rigidi (simili a “città-stato”) contrasta con il modello integrato adottato nei Paesi con università al vertice delle graduatorie internazionali (come Regno Unito, USA, Germania, Svizzera e Olanda), dove un docente può ricoprire incarichi in più settori (es. bioingegneria e psichiatria).
I limiti della legge Gelmini (240/2010): l’introduzione dell’abilitazione scientifica nazionale aveva l’obiettivo di filtrare l’accesso e alzare la qualità media, ma ha generato distorsioni a causa dell’impossibilità di applicare un metodo trasversale unico e, soprattutto, della tendenza a misurare la “qualità” attraverso la “quantità”.
Il problema della valutazione quantitativa:
Nei settori bibliometrici (STEM) si utilizzano parametri numerici come il numero di pubblicazioni, le citazioni e l’indice H. L’indice H, basato sul numero e sulla frequenza delle citazioni, riflette la quantità e non necessariamente l’effettivo impatto qualitativo della ricerca.
Nelle discipline umanistiche, caratterizzate da produzioni più eterogenee (monografie, edizioni critiche, libri), si è ripiegato su metriche quantitative analoghe (numero di libri, capitoli e articoli in riviste di classe A).
Le indicazioni europee e la nuova normativa: la Carta dei Ricercatori del Consiglio dell’Unione Europea (2023) raccomanda che la valutazione si fondi primariamente sul giudizio qualitativo, supportato da un uso responsabile degli indicatori quantitativi. Con la legge 129 del 16 luglio scorso, l’abilitazione scientifica nazionale è stata abolita: spetterà al Ministero fissare i requisiti e alle commissioni universitarie verificarli.
Prospettive future: l’autore auspica che si superi la dipendenza esclusiva dai numeri (inadatti a cogliere l’originalità del pensiero, il talento individuale e l’impatto reale) privilegiando la qualità in una quantità congrua all’età scientifica del ricercatore, valorizzandone l’autonomia e superando i confini rigidi delle singole discipline.
12 ottobre 2026





