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Esteri

L’America che verrà dopo la Donaldcrazia

Aldo Cazzullo ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo nel quale parla del libro di Viviana Mazza ”L’America che verrà. Dopo Trump”, libro costruito attraverso interviste a importanti protagonisti della politica e della cultura americana.

Scrive Cazzullo: ”Steve Bannon, pur non stando fisicamente alla Casa Bianca, non ha rotto con Trump. Marjorie Taylor Greene, detta M.T.G., sì. Proprio in nome del movimento Maga e del populismo. Accusa il presidente di aver tradito le promesse, di essersi impelagato nelle guerre mediorientali proprio come il detestato George W. Bush. Mentre Samuel Alito, il leader dei conservatori alla Corte Suprema, orgoglioso delle proprie origini italiane, fa l’analisi più raffinata di come la nuova destra stia cambiando l’America, a partire dal diritto e dalla controversia sull’aborto. Alito recupera «l’originalismo», cioè l’interpretazione della Costituzione che tenta di individuare quello che davvero intendevano fare i padri costituenti, e di applicarlo alla realtà attuale. L’aspetto interessante è che gli «originalisti» all’inizio erano progressisti: ad esempio i matrimoni omosessuali, che certo non erano nella mente degli americani della fine del Settecento, sono stati autorizzati proprio perché la Costituzione stabilisce l’uguaglianza tra i cittadini, e non si vede perché alcuni possano sposarsi e altri no. Alito invece dà della stessa attitudine una versione conservatrice. E sull’aborto sostiene che non possa essere depenalizzato solo sulla base di un precedente giudiziario, il celebre verdetto Roe v. Wade del 1973, ma occorra una legge: proprio come in Europa, sostiene, di fatto delegando la questione ai singoli Stati”.

Il punto centrale è la domanda su che cosa resterà dell’America dopo Trump. Secondo Cazzullo, Trump non è semplicemente una parentesi anomala nella storia degli Stati Uniti: il trumpismo nasce da trasformazioni politiche e sociali più profonde e, quindi, potrebbe continuare anche dopo la sua uscita di scena.

Tra gli intervistati emerge innanzitutto Steve Bannon, che interpreta l’evoluzione del movimento Maga in senso ancora più nazionalista e populista. La nuova parola d’ordine potrebbe diventare “American Citizens First”: più attenzione ai cittadini americani e meno apertura verso immigrati, capitali stranieri e persino lavoratori altamente qualificati provenienti dall’estero. Bannon, inoltre, critica il potere dei grandi proprietari delle piattaforme digitali e dell’intelligenza artificiale e considera prioritario che gli Stati Uniti mantengano autonomia nelle proprie scelte di politica estera.

Un altro aspetto significativo è la frammentazione del movimento trumpiano. Marjorie Taylor Greene, per esempio, si è allontanata da Trump accusandolo di avere tradito alcune promesse del Maga, soprattutto attraverso il coinvolgimento nelle guerre in Medio Oriente. Bannon, invece, pur criticando alcuni aspetti della politica di Trump, rimane vicino al movimento.

Cazzullo dedica poi attenzione al giudice della Corte Suprema Samuel Alito, che rappresenta una componente importante della nuova destra conservatrice americana. Alito difende una lettura “originalista” della Costituzione e sostiene che questioni come l’aborto debbano essere regolate attraverso la legge e non soltanto attraverso decisioni giudiziarie. L’esempio serve a mostrare come la trasformazione politica americana passi anche attraverso il sistema giudiziario e l’interpretazione della Costituzione.

Il libro di Mazza raccoglie inoltre le voci di numerose personalità della politica e della cultura americana, mostrando quanto siano profonde e articolate le trasformazioni in corso.

La domanda più importante è se la democrazia americana sia in grado di tornare alla situazione precedente a Trump. Cazzullo riferisce che Mazza considera le istituzioni democratiche americane ancora solide, ma sottolinea un cambiamento rispetto al primo mandato di Trump: questa volta una parte maggiore del Paese sembra essersi adattata o mostrarsi più acquiescente nei confronti del suo potere.

Soprattutto, Trump non viene dal nulla e non scomparirà semplicemente con la fine della sua esperienza politica. Il suo successo è collegato a fenomeni già presenti da almeno un decennio: nazionalismo, populismo, diffidenza verso gli interventi militari all’estero, riduzione dell’impegno internazionale americano e crescente rivalità con la Cina.

Per Cazzullo, quindi, la “Donaldcrazia” non è soltanto il risultato dell’azione di un singolo uomo. Trump ha accentuato e accelerato tendenze che erano già presenti nella società e nella politica statunitense. Per questo, anche dopo Trump, l’America potrebbe essere profondamente diversa da quella che lo ha preceduto.

In una frase

L’idea fondamentale dell’articolo è che Trump abbia trasformato profondamente la politica americana, ma che il trumpismo sia il prodotto di cambiamenti più profondi della società e della geopolitica degli Stati Uniti: perciò la sua fine politica non significherà necessariamente la fine delle trasformazioni che ha rappresentato.

16 settembre 2026