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Arte e Cultura

Quegli esami che non fanno bene allo studio

Giancristiano Desiderio ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui propone di cambiare radicalmente la funzione dell’esame di maturità, pur mantenendolo come rito conclusivo della scuola superiore. La proposta centrale è eliminargli il valore legale del titolo di studio: il diploma resterebbe una certificazione della maturità dello studente, ma non sarebbe più un titolo automaticamente spendibile per accedere all’università o ai concorsi.

Scrive Desiderio: ”L’esame di maturità dovrebbe essere profondamente riformato e privato del valore pratico-legale. È una proposta seria che mira a dare valore a ciò che oggi in Italia ha più bisogno di essere rivalutato: lo studio. Le conseguenze sarebbero almeno tre”.

E prosegue: ”I concorsi dovrebbero essere organizzati come esami di Stato extrascolastici ossia basati non tanto sui titoli quanto sull’effettivo accertamento delle competenze. Lo Stato è in grado di organizzare concorsi sapendo cosa cerca? Come si vede, cambiare la natura degli esami finali della scuola superiore significa realizzare una riforma anche di università e amministrazione. Per chi conosce il sistema napoleonico dell’istruzione non dovrebbe essere una sorpresa. Cambiare gli studi significa mettere mano agli esami, diceva Salvatore Valitutti”.

Da questa riforma deriverebbero tre conseguenze principali:

  1. La scuola tornerebbe a valorizzare lo studio. La maturità cesserebbe di essere soprattutto un esame di Stato burocratico e diventerebbe realmente una verifica della maturità dello studente, restituendo alla scuola il suo ruolo formativo.
  2. L’accesso all’università avverrebbe attraverso esami di ingresso. Tutti, indipendentemente dal tipo di scuola superiore frequentata, dovrebbero dimostrare di possedere le conoscenze necessarie per affrontare il corso universitario scelto. Secondo Desiderio, ciò aumenterebbe la serietà degli studi e ridurrebbe il peso dei semplici «pezzi di carta», richiamando la critica di Luigi Einaudi alla trasformazione dei titoli in certificazioni prive di reale valore culturale.
  3. Anche i concorsi pubblici dovrebbero cambiare. L’accesso alla pubblica amministrazione dovrebbe basarsi meno sui titoli posseduti e più sulla verifica concreta delle competenze, attraverso concorsi concepiti come veri e propri «esami di Stato» extrascolastici.

In sostanza, Desiderio sostiene che modificare la natura della maturità potrebbe innescare una riforma più ampia dell’intero sistema educativo e della pubblica amministrazione: meno centralità dei titoli formali e maggiore attenzione alle conoscenze e alle competenze effettivamente possedute. Il principio conclusivo, ripreso da Salvatore Valitutti, è che cambiare gli studi significa necessariamente ripensare anche gli esami.

23 agosto 2026