di Robert Louis Stevenson
“…cominciai a scrivere queste pagine con uno scopo ben definito: dovevo essere l’Advocatus, non, spero, del Diavolo, ma della Gioventù. Volevo sostenere, con moderazione, le opinioni dei giovani opposte a quelle degli adulti; esplorare tutto il campo in cui si fronteggiano, e infine produrre un volumetto di particolari prove a difesa che potrei intitolare, senza timore di sbagliare, vita a venticinque anni”.
Nella prefazione alla raccolta Virginibus Puerisque, di cui il seguente saggio fa parte, R. L. Stevenson sembra attenuare la provocazione contenuta nelle sue pubblicazioni di qualche anno prima. Ma An Apology for Idlers, appassionata difesa di una vita libera e spontanea, contro ogni imposizione di dogmi o di comportamenti,, esprimeva le più profonde convinzioni dello scrittore.
A distanza di anni, infatti, Stevenson confermava energicamente: “viaggiare da uomini consapevoli attraverso le età della vita significa gettare il cuore aldilà dell’educazione liberale. “
Pubblicato per la prima volta in Cornhill Magazine, luglio 1877
Boswell: “Ci si annoia a starcene qui in ozio”.
Johnson: “Ciò accade, signore, perché gli altri stanno lavorando, ci manca la compagnia. Se tutti stessimo in ozio, nessuno si annoierebbe: ci divertiremmo tutti a vicenda. ”
Provate a ricordare i tempi della vostra scuola, sono sicuro che non rimpiangerete le intense, vivide, istruttive ore in cui avete marinato le lezioni. Piuttosto cancellereste volentieri certi opachi momenti, in classe, vacillanti tra il sonno e la veglia. Per quanto mi riguarda ai miei tempi ho assistito ad alcune buone lezioni. Ricordo ancora che il roteare della trottola è un caso di stabilità cinetica, che l’enfiteusi non è una malattia, né lo stillicidio un crimine. Eppure anche se non rinuncerei volentieri a questi brandelli di scienza, non mi sembrano importanti quanto certi rimasugli della mia vita vagabonda, quando marinavo la scuola.
* * *
Non è ora il momento di dilungarsi su quell’efficacissimo luogo di educazione, la strada, che fu la scuola favorita dei Dickens e dei Balzac, e che produce ogni anno molti ingloriosi maestri di Scienza della Vita. Basti dire che se un ragazzo non è in grado di imparare qualcosa dalla strada, non è in grado di imparare nulla. D’altronde chi marina la scuola non sta sempre in strada, se vuole se ne può andare in campagna, attraverso i sobborghi rigogliosi di giardini. Può capitare in un bosco di lillà accanto a un ruscello, e fumarsi la pipa ascoltando la canzone dell’acqua sulle pietre. Un uccello canterà nel folto. Ed egli potrà abbandonarsi a una corrente di pensieri benevoli e vedere le cose in una nuova prospettiva. Se questa non è educazione, che cosa lo è?
* * *
Possiamo immaginare l’Esperto-di-Cose-del-Mon-do2 che si avvicina a un ragazzo di questo genere, e la conversazione che seguirebbe:
“Ebbene, ragazzo, che cosa fai qui?”
“In verità, signore, me la godo.”
“Non dovresti essere in classe, a studiare i tuoi libri, per apprendere la Conoscenza?”
“Si, ma col vostro permesso, anche così io sto imparando.”
“Imparando, dice! E che cosa per favore? Forse matematica?”
“No, certo.”
“La metafisica, per caso?”
“Neppure.”
“Una lingua?”
“No, non è una lingua.”
“Un mestiere?”
“No, nemmeno un mestiere.”
“E che cosa, allora? “
“In verità, signore, potrà giungere presto per me il tempo di fare un Pellegrinaggio, perciò desidero osservare ciò che fanno le persone in questo caso e dove si trovano i peggiori Pantani e i Roveti, e quale sia il Bastone più utile. Inoltre me ne sto qui, accanto a questo ruscello, ad assimilare profondamente una lezione che il mio maestro mi insegna a chiamare Pace o Appagamento.”
21 maggio 2026
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