Fabrizio Goria ha pubblicato su La Stampa un articolo relativo al manifesto rivoluzionario The Future is for Everyone presentato da Mark Zuckerberg in cui sostiene che il futuro dell’intelligenza artificiale non debba essere controllato da poche grandi aziende o da una ristretta élite, ma debba rimanere aperto e accessibile a tutti.
Scrive Goria: ”La strategia delineata nel documento intitolato “The Future is for Everyone” punta a scardinare il predominio dei modelli proprietari attraverso la forza dei codici liberi, una mossa ideata per rispondere alle dinamiche geopolitiche e all’ascesa del Dragone sui modelli linguistici avanzati e sui semiconduttori. Pechino guadagna terreno sui mercati globali, con DeepSeek e Kimi, e Meta risponde rilasciando Muse Glimmer, un modello da trenta miliardi di parametri progettato per eseguire attività sui dispositivi degli utenti, affiancato dall’apertura dei pesi di Muse Spark 1.2”.
E prosegue: ”Il traguardo finale porta alla creazione di una super-intelligenza personale a disposizione di miliardi di individui. Zuckerberg immagina un futuro dominato da agenti virtuali chiamati ad aiutare gli umani, dotati di una modalità privata inaccessibile per i fornitori del servizio, sulla falsariga della crittografia di WhatsApp. E in tal contesto, l’ipotesi di una tecnologia capace di distruggere l’occupazione viene respinta con forza. «Non capisco perché chiunque creda che l’intelligenza artificiale eliminerà la maggior parte dei lavori e molta della rilevanza dell’umanità si affretterebbe a costruire quel futuro», evidenzia il documento. Da ultimo, il fondatore di Meta smonta l’idea di una Ai benevola controllata da una élite. Un dibattito destinato a non concludersi a breve, ma che dalla Silicon Valley si sta spostando nelle cancellerie globali”.
La strategia di Meta punta soprattutto sull’open source, considerato da Zuckerberg uno strumento per favorire innovazione, crescita economica e competitività occidentale. La scelta è anche geopolitica: Meta vuole contrastare l’avanzata della Cina, rappresentata da modelli come DeepSeek e Kimi, evitando che sistemi AI chiusi e proprietari diano un vantaggio ai concorrenti stranieri.
Zuckerberg chiede inoltre agli Stati Uniti di ridurre i vincoli normativi sui dati utilizzati per addestrare l’AI e di tutelare la cosiddetta distillazione, cioè la possibilità per un modello di apprendere osservando altri sistemi. Secondo lui, limitare troppo lo sviluppo dei modelli americani potrebbe indebolire la leadership tecnologica degli USA.
Sul piano della sicurezza, Meta propone una maggiore collaborazione con i governi, condividendo con le istituzioni i risultati intermedi dell’addestramento per permettere di individuare eventuali vulnerabilità. La stessa Meta introduce un sistema di governance nel quale sarà il consiglio di amministrazione, e non Zuckerberg da solo, ad approvare i criteri di sicurezza. L’azienda istituisce anche un fondo da un miliardo di dollari destinato alle comunità che ospitano i suoi data center.
L’obiettivo finale è una “superintelligenza personale”, disponibile per miliardi di persone e capace di assisterle attraverso agenti virtuali, con modalità private che neppure i fornitori potrebbero controllare. Zuckerberg respinge infine l’idea che l’AI debba necessariamente eliminare la maggior parte dei posti di lavoro e critica l’ipotesi di affidare il controllo della superintelligenza a una piccola élite.
In sintesi: l’articolo presenta la visione di Zuckerberg di un’AI aperta, decentralizzata e accessibile, che Meta considera non solo una scelta tecnologica, ma anche uno strumento per mantenere la competitività dell’Occidente nei confronti della Cina.
11 agosto 2026





