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Esteri

Sessantamila migranti mai riaccolti in Italia. Così Roma ha dribblato il trattato di Dublino

Eleonora Camilli ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale analizza lo scontro tra Italia e Spagna sulla gestione dei migranti e, in particolare, sul rispetto del Regolamento di Dublino III, che stabilisce che la richiesta d’asilo debba essere esaminata dal Paese europeo di primo ingresso del migrante.

Scrive Camilli: ”Li chiamano «movimenti secondari» e sono da sempre il grande motivo di scontro tra i Paesi europei sul fronte del dossier migratorio. In questi giorni di fuoco tra Italia e Spagna il rimpallo di accuse incrociate è sempre lo stesso, ognuno punta il dito sul mancato controllo delle frontiere altrui. Il governo Meloni sostiene di aver ripristinato i controlli in area Schengen come misura cautelare: teme che i migranti entrati a Ceuta possano arrivare nel nostro Paese. Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, risponde allo stesso modo dopo il «no» all’ultimatum con la richiesta di ritirare i controlli. Anzi, alza il tiro, accusando l’Italia di non rispettare le regole comunitarie sui migranti, come il Regolamento Dublino III, almeno dal 2022”.

E chiarisce un punto (i movimenti secondari) su cui c’è molta ignoranza: ”’Si tratta degli attraversamenti delle frontiere che i migranti, ma anche i richiedenti asilo o i rifugiati, compiono da un Paese europeo di primo arrivo verso un altro Stato membro dell’Unione europea. Sono viaggi irregolari, che èin violazione delle regole europee, come il Regolamento Dublino III. Secondo questo provvedimento, infatti, l’esame della domanda d’asilo è responsabilità del primo Paese in cui il migrante ha fatto ingresso. Una volta arrivato, dunque, dovrebbe restare sul territorio di quello Stato per tutto il tempo della procedura. Avviene, invece, che le persone decidano di spostarsi per ragioni familiari o di lavoro verso altri Paesi europei. Questi ultimi possono agire chiedendo la riammissione dei migranti, che in questo caso vengono definiti “dublinati”.

Il problema riguarda i cosiddetti “movimenti secondari”, cioè gli spostamenti dei migranti dal Paese in cui sono entrati nell’UE verso un altro Stato membro. Secondo le regole di Dublino, il secondo Paese può chiedere al primo di riaccogliere la persona.

Nel 2022, però, l’Italia, a fronte dell’aumento degli sbarchi — circa 105 mila nel 2022 e 158 mila nel 2023 — ha sospeso le riammissioni dei cosiddetti “dublinati”, sostenendo che il sistema di accoglienza fosse sotto pressione. Questa decisione è stata contestata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, che nel marzo scorso ha stabilito che un singolo Stato non può sospendere unilateralmente le riammissioni previste dal regolamento.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha comunque difeso la scelta italiana, affermando che, senza la sospensione, sarebbero potuti rientrare in Italia circa 60 mila migranti. Da qui nasce l’accusa spagnola secondo cui Roma non avrebbe rispettato pienamente le regole europee.

L’articolo evidenzia inoltre che, con il nuovo Patto europeo sulla migrazione, entrato in vigore nel giugno 2026, si cerca di superare il sistema di Dublino introducendo una maggiore condivisione delle responsabilità. I Paesi di primo ingresso continuano a occuparsi dei controlli e delle procedure, mentre gli altri Stati possono scegliere se accogliere una quota di richiedenti asilo oppure contribuire economicamente all’accoglienza.

Infine, la sospensione dei controlli alle frontiere interne di Schengen non è una novità: gli Stati europei li hanno reintrodotti centinaia di volte dal 2006, per motivi legati alla sicurezza, agli eventi pubblici e anche alla gestione dei flussi migratori.

In una frase

L’articolo spiega come l’Italia, dal 2022, abbia sospeso i trasferimenti dei migranti verso il nostro Paese previsti da Dublino, evitando il rientro di circa 60 mila persone, una scelta poi giudicata non legittima dalla Corte Ue, mentre il nuovo Patto europeo cerca di distribuire più equamente tra gli Stati la responsabilità dell’accoglienza.

9 agosto 2026