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Esteri

La lettera sospetta di Trump nel diario di Epstein

Articolo realizzato con Ai

L’articolo di Alberto Simoni su La Stampa si concentra sulla recente scoperta di un album rilegato in pelle appartenuto a Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di traffico di minori e violenze sessuali, morto in carcere nel 2019. L’album, curato da Ghislaine Maxwell (già condannata per complicità con Epstein), contiene disegni e lettere di amici, tra cui una presunta lettera di Donald Trump, la cui esistenza è stata rivelata dal Wall Street Journal.

Il WSJ ha descritto la lettera, datata 2003 e scritta in occasione del 50° compleanno di Epstein, come un testo dattiloscritto che riporta un dialogo immaginario tra “Donald” e “Jeffrey”, con frasi esplicite e un disegno di una sagoma di donna nuda, dove la firma di Donald è posizionata in modo da richiamare i peli pubici. La lettera si conclude con la frase: “Un amico è una cosa meravigliosa, buon compleanno – e possa ogni giorno essere un altro favoloso segreto”.

La negazione di Trump e il rapporto con Epstein

Donald Trump ha categoricamente negato la veridicità della lettera, definendola “fasulla” e una “bufala” del Wall Street Journal. Ha sostenuto di non aver mai fatto disegni in vita sua e che il linguaggio e le parole non sono le sue. Altre personalità di spicco, come Alan Dershowitz e Leslie Wexner, avrebbero anch’esse contribuito all’album con messaggi e disegni.

L’articolo ripercorre il legame tra Trump ed Epstein, descritto come forte negli anni ’90 e interrotto bruscamente nel 2004, probabilmente a causa di una disputa immobiliare. Nonostante Trump abbia dichiarato nel 2019 di non avere contatti con Epstein da 15 anni, l’ex presidente ha viaggiato sette volte sull’aereo privato di Epstein (“Lolita Express”) sulla rotta Florida-New Jersey, sebbene mai verso l’isola privata di Epstein nei Caraibi. Nel 2002, Trump aveva definito Epstein un “ragazzo fantastico, divertente”.

La “Rivolta Maga” e il cambio di passo dell’amministrazione Trump

La vicenda Epstein è tornata al centro dell’attenzione il 7 luglio, quando l’Attorney General statunitense Pam Bondi ha annunciato che non avrebbe pubblicato i cosiddetti “Epstein Files” perché ritenuti irrilevanti. Questa decisione ha scatenato la “rivolta” della base Maga e di alcuni commentatori dell’ultradestra, che da anni denunciano una presunta cospirazione governativa per proteggere le élites coinvolte negli scandali di Epstein. Anche esponenti dell’attuale governo Trump, come il vicepresidente Vance, che in passato avevano chiesto la piena pubblicazione dei documenti, hanno cambiato linea.

Inizialmente, Trump ha difeso Bondi e ha invitato i suoi sostenitori a considerare la vicenda “chiusa”, attribuendo i documenti “falsi” a Biden e Obama. Tuttavia, le sue dichiarazioni hanno alimentato ulteriormente la rabbia tra i conservatori, con diversi deputati che hanno chiesto la pubblicazione di tutti i documenti.

La causa contro Murdoch e la richiesta di declassificazione

A seguito dell’articolo del Wall Street Journal, l’Amministrazione Trump ha cambiato approccio. Pam Bondi, su spinta di Trump, ha chiesto a un giudice di Manhattan il rilascio di documenti e testimonianze del caso Epstein del 2019, solitamente secretati per motivi di sicurezza e privacy. Si tratterebbe comunque di una piccola porzione dei documenti in possesso del Dipartimento di Giustizia.

Nel frattempo, Trump ha deciso di fare causa al Wall Street Journal e al suo editore, Rupert Murdoch, per diffamazione e calunnia, accusandoli di aver pubblicato una “storia fasulla”. Trump ha espresso il desiderio di testimoniare personalmente in aula contro Murdoch.

L’articolo evidenzia la crescente pressione su Trump e la sua amministrazione riguardo al caso Epstein, un tema che continua a generare polemiche e a mettere in discussione le posizioni politiche di figure di spicco.

19 luglio 2025