L’iceberg, il Titanic, e noi. La Russia ci fa la guerra in casa, e noi mangiamo il gelato
Christian Rocca pubblicato, sul sito Linkiesta, ha pubblicato un editoriale nel quale scrive dei guai di Marine Le Pen e di Nigel Farage e l’inchiesta sui militari italiani al servizio di Putin dimostrano, assieme alle quotidiane panzane dei trombettieri di Mosca, che è arrivato il momento di rendersi conto con chi abbiamo a che fare, anziché continuare a girarsi dall’altra parte.
Sostiene Rocca: ” In Francia, Marine Le Pen è stata condannata per aver usato impropriamente fondi europei per quasi tre milioni di euro, dopo averla scampata sugli 11 milioni di euro prestati al suo partito da banche russe”.
E aggiunge: ”In Gran Bretagna, Nigel Farage è stato costretto a dimettersi da deputato per evitare un’indagine nei suoi confronti da parte del Parlamento di Londra, ma sebbene abbia preso le distanze da Vladimir Putin, fino a poco tempo fa lo considerava un modello politico e, grazie alle infiltrazioni russe nella campagna per la Brexit, è stato l’utile idiota di più grande successo del Cremlino grazie all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea”.
E precisa: ”Sul fronte dei volenterosi complici di Putin ci sono partiti apertamente filorussi e antieuropei come la Lega e i Cinquestelle, che presto si dovranno coprire le spalle da movimenti ancora più filorussi e più antieuropei, come il partito di Roberto Vannacci e il movimento di Alessandro Di Battista. Completano il quadro il sedicente partito liberale fondato nello studio televisivo di Arcore e affondato sul lettone di Putin, e la sinistra radicale che fa finta di non vedere e di non sentire, e di conseguenza vota sempre contro la difesa dell’Ucraina e dell’Europa”.
Il contesto: la guerra ibrida della Russia in Europa
L’autore prende le mosse da tre eventi di cronaca recenti per dimostrare come la Russia stia conducendo una vera e propria guerra interna contro le democrazie occidentali:
- In Francia: Marine Le Pen è stata condannata per l’uso improprio di fondi europei, dopo i passati finanziamenti ricevuti da banche russe.
- In Gran Bretagna: Nigel Farage si è dimesso da deputato per evitare un’indagine parlamentare; l’autore lo definisce l’«utile idiota» del Cremlino per il suo ruolo nella Brexit.
- In Italia: l’arresto di due ex agenti segreti e l’indagine su militari in servizio accusati di spionaggio a favore di Mosca confermano l’esistenza di una rete di infiltrazione.
La tesi di fondo: l’illusione e la propaganda italiana
Rocca accusa la classe politica e il dibattito pubblico italiano di girarsi dall’altra parte di fronte a una minaccia drammatica. La strategia russa – che mira a destabilizzare l’Occidente tramite fake news, infiltrazioni e finanziamenti a forze eversive – viene ignorata o minimizzata da un ampio fronte di “trombettieri” e complici:
- I complici aperti e i “rossobruni”: il Movimento 5 Stelle (criticato anche per la gestione degli aiuti russi durante il Covid nel 2020) e la Lega, affiancati da figure come Vannacci e Di Battista.
- La sinistra e il centrodestra: la sinistra radicale che vota contro gli aiuti all’Ucraina, Forza Italia (“affondata sul lettone di Putin”) e il PD di Elly Schlein, accusato di arretrare rispetto alla linea atlantista dei suoi predecessori.
- La posizione di Giorgia Meloni: la premier viene descritta come mossa da puro calcolo politico: prima schierata con Biden e Zelensky, poi frenata dalla deferenza verso Trump e Orbán, isolata sia dagli alleati europei sia da Washington.
Al contrario, pochi politici (tra cui Calenda, Picierno, Gori e Gentiloni) vengono citati come consapevoli della reale posta in gioco. L’autore sottolinea inoltre che la Russia non è invincibile, come dimostra la resistenza sul campo dell’Ucraina.
La conclusione: L’iceberg e il Titanic
Prendendo spunto dalle parole del ministro della Difesa Guido Crosetto – che ha definito le ultime indagini come la punta di un «iceberg gigantesco» di una guerra ibrida fatta di nemici esterni e traditori interni – Rocca lancia un monito: la priorità culturale e politica dell’Italia dovrebbe essere lo smantellamento di questa rete russa che inquina il dibattito pubblico.
Il timore finale dell’autore è che l’opinione pubblica e il governo continuino a ignorare il pericolo (mangiando il gelato mentre si muore, citando Lucio Dalla), lasciando che l’Italia navighi come il Titanic verso il disastro.
10 luglio 2026





