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Esteri

No, non è una nuova Yalta

Goffredo Buccini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale i cosiddetti Grandi della Terra. Donald Trump, Xi Jinping e Vladimir Putin pretendono di ridisegnare le loro rispettive sfere di influenzaai danni della rimanente resto del mondo.

Scrive Buccini: “ È questo il sacro Graal del realismo geopolitico, una sorta di Risiko indifferente alla volontà dei popoli. Ciò che permise, nel mondo di ieri, all’Unione Sovietica di reprimere nel sangue la libertà di Praga e Budapest e agli Stati Uniti di fomentare per decenni i golpe dell’America Latina. E che teoricamente consentirebbe, in quello di domani, a Trump di disporre a piacimento dell’intero continente americano (Groenlandia e Cuba incluse), a Xi Jinping del quadrante asiatico (con tanti saluti a Taiwan) e a Vladimir Putin di inseguire il sogno di ricostituzione dell’impero sovietico (a scapito oggi dell’Ucraina, domani forse dei Paesi baltici). A ciascuno il suo”.

E prosegue: “Resta il fatto che, da quando è tornato al comando, il presidente Usa ha compiuto numerose azioni che hanno destabilizzato l’Occidente. L’agguato mediatico senza precedenti a Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale a febbraio 2025 e l’imbarazzante omaggio a Putin sbarcato ad Anchorage nell’agosto successivo sono solo gli episodi più eclatanti. Di recente Trump ha revocato sanzioni alla Russia che lui stesso aveva firmato e ha stretto con Mosca un controverso accordo sul diesel. Ha chiesto la rimozione di Zelensky. Ha continuato a incolpare gli ucraini della guerra, ingiungendo loro di smettere di attaccare le raffinerie russe: con ciò privandoli della più efficace arma nel conflitto, e usando quale strumento di pressione lo stop alla condivisione dei dati di intelligence che in Ucraina salvano vite umane dai bombardamenti. Ha sorvolato sul fatto che la Russia ha dato all’Iran strumenti che i pasdaran hanno usato (e userebbero, nel caso probabile di ripresa della guerra) per uccidere soldati americani. I suoi «inviati» Jared Kushner e Steve Witkoff (rispettivamente il genero e il miglior amico di Trump nel campo immobiliare) si muovono in una vischiosa trama di interessi nella quale si colloca anche l’ultimo fantozziano inchino di Witkoff davanti a Putin «l’umanitario».

Il mito della “nuova Yalta”

Negli ambienti diplomatici riaffiora l’idea di un vertice tra grandi potenze per spartirsi le rispettive aree d’influenza (gli USA sul continente americano, la Cina sull’Asia e la Russia sull’Europa orientale), un approccio tipico del realismo geopolitico e del trumpismo. Tuttavia, Buccini sottolinea che l’analogia con la conferenza di Yalta del 1945 è soltanto superficiale.

Il contesto e l’atteggiamento di Trump

La credibilità di Donald Trump come mediatore globale è stata ridimensionata dall’instabilità geopolitica e dalle crisi energetiche. Nonostante ciò, Putin cerca di sfruttare la finestra temporale della presidenza Trump. Buccini evidenzia una lunga storia di attrazione di Trump verso Mosca (risalente già agli anni ’80) e il suo costante scetticismo verso gli alleati tradizionali della NATO. Una volta tornato alla Casa Bianca, il presidente statunitense ha compiuto diverse azioni sbilanciate a favore della Russia: dalla revoca delle sanzioni alle pressioni sull’Ucraina (interruzione dell’intelligence, stop agli attacchi alle raffinerie russe e richiesta di dimissioni di Zelensky).

Perché il paragone con Yalta non regge

A differenza di Yalta nel 1945 — dove Roosevelt e Churchill rappresentavano il fronte delle democrazie occidentali contrapposto all’URSS — l’ipotetico vertice attuale vedrebbe un’America priva di leadership morale e affascinata dai modelli autocratici, pronta a scendere a patti con una Cina egemone e una Russia al suo seguito.

Conclusione

Più che a Yalta, la situazione assomiglia a una versione ancor più grave della Conferenza di Monaco del 1938: non si tratta di un semplice appeasement delle democrazie verso i dittatori, ma di una vera e propria adesione alla logica dispotica, con un’Europa del tutto irrilevante ed esclusa dai giochi.

2 novembre 2026