Massimo Gramellini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui racconta la vicenda di Carolina di Giacomo, una ragazza di 18 anni che sabato scorso ha partecipato per la prima volta a una manifestazione, motivata dai disagi provocati dall’allagamento prolungato del suo liceo romano.
Scrive Gramellini: “ La polizia l’ha fermata all’uscita della metropolitana e le ha chiesto i documenti. Carolina avrà immaginato che fosse una procedura normale: in una giornata ad alta tensione ci può stare che le forze d’ordine stringano i bulloni del controllo. Poi però gli agenti l’hanno tenuta lì per quasi un’ora, riprendendola con una telecamera, e già questo non era più tanto normale. Poi le hanno sequestrato il telefono (e un pacchetto di gomme da masticare) e hanno spinto lei e la sua felpa nera dentro un’auto che ha solcato via del Corso a sirene spiegate, e questo decisamente non era normale”.
E prosegue: “ L’hanno trattenuta in commissariato per tutto il pomeriggio assieme a due amici e si sono degnati di farla uscire soltanto la sera, intimandole di non azzardarsi mai più a partecipare a una manifestazione «perché ti abbiamo registrato». E questo non solo non era normale, era anche anticostituzionale”.
All’uscita della metropolitana, la giovane è stata fermata dalla polizia. Dopo il controllo dei documenti, gli agenti l’hanno trattenuta per quasi un’ora, ripresa con una telecamera, privata del telefono e accompagnata in commissariato insieme a due amici. È stata rilasciata soltanto in serata, con l’intimazione di non partecipare più alle manifestazioni, perché ormai identificata e registrata.
La felpa nera, apparentemente un dettaglio insignificante, diventa il simbolo del sospetto e della possibile criminalizzazione di chi esercita il diritto di manifestare pacificamente.
Il messaggio dell’editoriale
Gramellini distingue nettamente tra il dovere dello Stato di proteggere i cittadini dalla violenza e il rischio che le forze dell’ordine esercitino un potere intimidatorio nei confronti di chi protesta pacificamente. A suo giudizio, il trattamento riservato a Carolina è non soltanto anomalo, ma contrario ai principi costituzionali.
La conclusione è un appello alla responsabilità delle istituzioni: lo Stato che chiede ai cittadini di rispettare la legge deve essere il primo a rispettare i loro diritti e, quando sbaglia, deve riconoscerlo e chiedere scusa.
Il significato politico e civile
L’editoriale richiama una questione fondamentale della democrazia: la libertà di manifestazione, tutelata dall’articolo 17 della Costituzione, non può essere subordinata all’aspetto di una persona o al sospetto generico che possa partecipare a disordini. I controlli di polizia devono avere una base legittima ed essere proporzionati alle circostanze.
Il punto centrale di Gramellini non è contestare in sé i controlli di sicurezza, ma ricordare che la sicurezza pubblica e le libertà costituzionali devono essere garantite insieme, non contrapposte. Quando un intervento delle autorità finisce per scoraggiare i cittadini dall’esercitare un diritto, è necessario verificare se siano stati rispettati i limiti imposti dalla legge.
28 ottobre 2026





