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Politica

Eccitazione e rabbia in Transatlantico. È già campagna elettorale

Fabrizio Roncone ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui scrive delle pacche sulle spalle di Tommaso Foti a Giovanni Donzelli, uno degli artefici del Melonellom. In Parlamento è ormai già iniziata la campagna elettorale.

Scrive Roncone: ”Alla fine si deduce, con ordine, che: quelli dell’opposizione stanno per scatenare una rumba pazzesca in molti tribunali d’Italia, lunedì partono i ricorsi alla Corte costituzionale, e quindi bisogna capire con quale urgenza verranno esaminati; Giorgia Meloni potrebbe però giocare d’anticipo e andare a votare prima di qualsiasi pronunciamento, anche a costo di accettare il rischio di un election day primaverile con le amministrative (nelle grandi città il Campo largo è, per tradizione, vincente); sempre la Meloni, in realtà, secondo molti ha già deciso («La conosco da quand’era ragazzina — garantisce Bonelli — ci porta alle urne tra maggio e giugno»): del resto, in questo senso, paiono eloquenti le parole rilasciate al Foglio dal suo braccio destro, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, che ipotizza proprio il mese di giugno, «perché darebbe agio al prossimo governo di preparare con calma la legge di bilancio»; al Quirinale, insomma, la premier salirebbe non perché il prezzo del gasolio s’avvia verso i 3 euro al litro, l’economia è malconcia, la Lega è sfasciata e Forza Italia divisa per bande, ma con la scusa di voler restituire al Paese il vecchio ciclo elettorale”.

E prosegue: ”Passa, con la sua aria puntuta, Galeazzo Bignami, il capogruppo dei Fratelli: gira voce che avesse dislocato quindici vedette nell’emiciclo, una caccia al Badoglio possibile, un’organizzazione di stampo militare che Bignami ha un po’ nel sangue (appena arrivò alla guida del gruppo, alcuni deputati si lamentarono pieni di stupore: «È tremendo, sembra di stare in caserma», dimenticando di quanto adori andare alle feste di addio al celibato travestendosi da ufficiale della Wehrmacht)”.

L’approvazione della nuova legge elettorale segna, secondo Fabrizio Roncone, l’inizio di fatto della campagna per le prossime elezioni politiche. Nei corridoi del Parlamento si respira un clima di eccitazione, tensione e manovre politiche: la maggioranza festeggia, mentre le opposizioni contestano la legge e preparano iniziative giudiziarie. Ma dietro le dichiarazioni pubbliche emergono divisioni sia nel centrodestra sia nel Campo largo.

1. La maggioranza: elezioni anticipate o scadenza naturale?

Il primo nodo riguarda la data del voto. Si delineano due orientamenti contrapposti:

  • Fratelli d’Italia e l’area vicina a Giorgia Meloni sembrano favorevoli ad accelerare i tempi, con elezioni già tra maggio e giugno. Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha indicato giugno come una possibilità, per consentire al governo successivo di preparare con calma la legge di bilancio.
  • Forza Italia e Lega preferirebbero invece arrivare all’autunno, alla scadenza naturale della legislatura. Antonio Tajani sostiene apertamente questa posizione, mentre il leghista Stefano Candiani ritiene che serva più tempo per recuperare consensi e dare risposte economiche agli elettori.

Secondo Roncone, la divergenza non è secondaria: Fratelli d’Italia potrebbe voler sfruttare il momento favorevole e anticipare il voto, mentre gli alleati temono di non essere ancora pronti.

Meloni, dal canto suo, definisce surreale il dibattito sulla data delle elezioni, ricordando che manca ancora un anno alla fine della legislatura.

2. La nuova legge elettorale e la battaglia nei tribunali

L’approvazione della riforma non chiude la partita. Le opposizioni si preparano a presentare ricorsi in diversi tribunali italiani, con l’obiettivo di sollevare questioni di costituzionalità.

Si apre quindi una corsa contro il tempo: bisognerà capire quando i ricorsi saranno esaminati e se la Corte costituzionale potrà pronunciarsi prima delle elezioni.

Roncone prospetta uno scenario politicamente delicato: Meloni potrebbe decidere di andare al voto prima di un eventuale pronunciamento della Consulta. In questo modo, la scelta della data diventerebbe anche una mossa strategica per anticipare gli sviluppi giudiziari.

3. Il Campo largo: unità proclamata, divisioni reali

Se il centrodestra discute sulla data del voto, il centrosinistra deve ancora risolvere una questione fondamentale: chi dovrà guidarlo alle prossime elezioni?

Elly Schlein rivendica l’unità delle opposizioni, contrapponendola alle divisioni della maggioranza. Ma dietro questa dichiarazione emergono contrasti tra il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.

Giuseppe Conte racconta di aver proposto a Schlein di fare un passo indietro sulle primarie per individuare insieme un candidato capace di federare la coalizione. Tra i nomi ipotizzati ci sarebbe quello di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma. Schlein, tuttavia, nega che la vicenda si sia svolta nei termini descritti da Conte.

La situazione coinvolge anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che rivendicano il ruolo di AVS nelle decisioni comuni. Conte cerca di ricucire i rapporti, ma resta aperta la possibilità che le forze della coalizione si dividano proprio sulla scelta del candidato premier.

4. Roberto Gualtieri, possibile protagonista nazionale?

Un ulteriore elemento di interesse è il ruolo di Roberto Gualtieri. Il suo consigliere e stratega, Claudio Mancini, ribadisce che il sindaco si ricandiderà a Roma, ma lascia intendere che non sia indifferente agli equilibri politici nazionali.

Il nome di Gualtieri, dunque, potrebbe entrare nella discussione sulla leadership del centrosinistra, anche se al momento non esiste una candidatura nazionale formalizzata.

Il significato politico dell’articolo

Roncone racconta la giornata parlamentare attraverso scene, battute, incontri e retroscena. Dietro il tono vivace e ironico del reportage emerge però un quadro politico preciso:

  • La campagna elettorale è già cominciata, anche se la data delle elezioni rimane ufficialmente incerta.
  • La nuova legge elettorale diventa uno strumento di competizione politica, contestato dalle opposizioni anche sul terreno costituzionale.
  • Il centrodestra non è compatto sui tempi del voto: FdI sembra più incline ad accelerare, mentre Lega e Forza Italia chiedono tempo.
  • Il Campo largo non ha ancora risolto il problema della leadership e rischia di trasformare la ricerca dell’unità in una competizione interna.

In conclusione, l’articolo descrive un Parlamento nel quale la preparazione delle prossime elezioni sembra prevalere sull’attività di governo e sulla ricerca di risposte ai problemi del Paese. La legge elettorale appena approvata non è soltanto una riforma delle regole: è anche l’innesco di una partita politica nella quale ciascun partito cerca di massimizzare il proprio vantaggio.

La contraddizione più evidente è questa: la maggioranza rivendica stabilità, ma discute già di quando andare alle urne; le opposizioni denunciano le divisioni del governo, ma non riescono ancora a concordare chi debba guidarle.

9 ottobre 2026