Francesca Basso ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui parla dei problemi che nel Vecchio Continente devono, obbligatoriamente, essere affrontati, dal Green deal ai migranti fino alla difesa, i dossier appesi a Spagna, Francia e Polonia. La sinistra in grande difficoltà e al tavolo dei 27 premier potrebbero sedere soltanto due o tre del Pse.
Scrive Basso: ”Se Sánchez perdesse le elezioni (ma non è detto perché in passato è stato capace di grandi rimonte) significherebbe che al tavolo del Consiglio europeo non siederebbe più un leader socialista di un Paese di grandi dimensioni. Certo, c’è il presidente António Costa. Ci sono la danese Mette Frederiksen e il premier maltese Robert Abela. Forse la svedese Magdalena Andersson. Ma non sempre in Europa uno vale uno. «Se la Spagna cade, si chiude una delle ultime esperienze di governo di centrosinistra in Europa. Se nel 2027 seguisse la Francia, l’asse franco-spagnolo, contrappeso progressista al polo conservatore Berlino-Roma-Varsavia, scomparirebbe. Giorgia Meloni smetterebbe di essere l’eccezione per diventare la norma, e la sua “normalizzazione” sarebbe compiuta», sottolinea Alberto Alemanno, titolare della cattedra Jean Monnet di diritto dell’Ue all’Hec di Parigi. Un’eventuale vittoria del Partido popular con Vox — governano insieme già in quattro regioni, tra cui l’Andalusia — potrebbe avere un effetto su alcuni dossier di politica climatica e industriale legati al Green Deal, di cui Madrid è una grande sostenitrice. C’è poi la questione dei rapporti con la Cina, che Sánchez ha rafforzato mentre l’Ue lanciava l’allarme per la concorrenza sleale di Pechino. La Commissione sta definendo le prossime mosse. Sulla difesa, Madrid è stata restia a investire e si è scontrata con Trump. Potrebbe esserci all’orizzonte una distensione. Ci sono poi i dossier legati alla migrazione, su cui Madrid è sempre stata molto critica. Anche la posizione della vicepresidente esecutiva della Commissione Teresa Ribera verrebbe indebolita. E al Parlamento europeo la presidente del gruppo S&D Iratxe García Pérez, molto vicina a Sánchez, potrebbe risentirne proprio mentre sono in corso i negoziati di metà mandato con il Ppe per il rinnovo delle cariche. Infine il bilancio dell’Ue post 2027. Il negoziato entra nel vivo al summit della prossima settimana e in dicembre ci sarà il confronto più duro. La Spagna fa parte del gruppo degli Amici della Coesione con l’talia. In queste settimane Sánchez sarà indebolito al tavolo”.
E prosegue: ”Un conto è un’Ue con Meloni insieme a Merz, Macron, Sánchez e Tusk e un conto è una Meloni circondata da Le Pen, Abascal, Feijóo, un Kaczynski e via dicendo». Gli effetti sarebbero anche economici, come spiega Guntram Wolff, professore all’université libre de Bruxelles e senior fellow presso i think tank Bruegel e Kiel Institute: «Avremo un grosso problema in caso di politici nazionalisti che non sono impegnati verso l’euro e l’integrazione europea, che comporta privilegi ma anche doveri. Uno dei doveri importanti dell’unione monetaria è tenere in ordine i propri conti». Per la Francia è la grande incognita in caso di vittoria di Le Pen: «La situazione di bilancio di Parigi richiede una correzione e, se non c’è, i mercati diventeranno estremamente nervosi, così i cittadini e i Paesi partner». Emmanuel Moulin, governatore della Banque de France, ha lanciato l’allarme sul Financial Times: il Paese «rischia di essere «strangolato dai tassi di interesse» se non risana le finanze. L’incertezza ha un costo. Ieri l’euro ha toccato i minimi da maggio 2025”.
1. Contesto politico e rischio di svolta a destra
- Elezioni anticipate in Spagna: l’indizione di elezioni anticipate da parte del premier Pedro Sánchez anticipa una fase di incertezza politica nell’Unione Europea.
- Indebolimento dei socialisti (PSE): una potenziale sconfitta di Sánchez ridurrebbe la presenza dei leader socialisti al Consiglio europeo a soli 2 o 3 esponenti dei Paesi membri.
- Cambiamento dei rapporti di forza: una svolta a destra a Madrid e Parigi (con l’eventuale affermazione di Partido Popular/Vox e Rassemblement National di Marine Le Pen) trasformerebbe la posizione del governo italiano guidato da Giorgia Meloni da “eccezione” a standard politico europeo.
2. Impatto sui dossier chiave dell’UE
- Green Deal e Industria: l’uscita di scena di Sánchez depotenzierebbe la spinta della Spagna a favore delle politiche climatiche del Green Deal.
- Politica estera e Cina: potrebbe ridursi l’asse di avvicinamento bilaterale con la Cina aperto da Sánchez.
- Difesa e NATO: possibile allineamento della Spagna sugli investimenti in difesa e distensione nelle relazioni con gli USA.
- Migrazioni: maggiore rigidità sulle politiche migratorie.
- Bilancio UE 2028-2034: l’indebolimento temporaneo di Sánchez rischia di penalizzare le trattative sui fondi di coesione.
3. Prospettive istituzionali ed economiche
Integrazione vs. cooperazione: secondo la professoressa Nathalie Tocci, l’avanzata delle forze nazionaliste e sovraniste rischia di bloccare l’integrazione europea (come delineata dall’Agenda Draghi), riducendo l’UE a un mero strumento di cooperazione intergovernativa.
Rischi di stabilità finanziaria: secondo l’economista Guntram Wolff, la presenza di governi nazionalisti non orientati al rispetto dei vincoli di bilancio dell’Unione Monetaria genererà forte instabilità e tensioni sui mercati.
Il nodo francese: la situazione finanziaria critica della Francia rischia di peggiorare in caso di vittoria di Marine Le Pen, con il rischio segnalato dal governatore della Banque de France di uno “strangolamento” dai tassi d’interesse.
6 ottobre 2026





