Ferruccio de Bortoli ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui commenta le parole del Papa al Meeting di Comunione e Liberazione che si è aperto a Rimini. Dice, Leone XIV: ”Non lasciamo spazio a chi soffia sul fuoco della disperazione: il futuro è una promessa, non una minaccia”. Non dobbiamo essere prigionieri delle paure. Volgiamo, troppo spesso, lo sguardo altrove devono coltivare la speranza di un mondo migliore, per difenderci. Ma è un falso realismo che riarma le menti, le parole e le nazioni. I tanti giovani che hanno ascoltato il Pontefice non sono, per fortuna loro e nostra, rassegnati. Il messaggio di tanti volontari è stato meraviglioso.
Scrive de Bortoli: ”Se si pensa, per fare un semplice esempio, che la forza sia ormai destinata a prevalere sul diritto, che non ci sia più nulla da fare, e che la tutela di interessi di parte o nazionali giustifichi ogni affronto alla dignità degli altri, certamente non li si aiuta. «Se vogliamo cambiare il mondo — ha detto il Papa ai giovani, citando Sant’Agostino — cominciamo da noi stessi». Vale per tutti. Viviamo una fase della nostra storia in cui il cinismo è l’ingrediente apprezzato della grinta identitaria. Suscita ammirazione perché promette di agire, proteggere, garantire. Senza tante premure per il prossimo. Le democrazie sono più deboli, i loro valori incerti, il diritto umanitario è stato gettato alle ortiche. Tutto quello che sta accadendo intorno a noi solleva, di conseguenza, qualche interrogativo. Anche la nostra dimensione civica è profondamente cambiata? Si è indurita troppo la nostra pelle e resa più arida la nostra anima?”.
E prosegue: ”Richiamando la figura carismatica di don Luigi Giussani, il pontefice ha sostenuto che il «metodo educativamente più capace di bene non è quello della fuga dalla realtà, ma quello che vive della promozione del bene nel mondo». Queste parole, probabilmente, nelle prossime ore si dissolveranno nella normalità della vita di tutti i giorni. Belle, bellissime, ma sospese in una dimensione spirituale, forse più personale che collettiva. Se solo avessero però l’effetto di farci temere che un’invisibile patina di indifferenza possa svilire le nostre vite — e pregiudicare quelle dei nostri figli e nipoti — allora avrebbero una loro autentica forza rivoluzionaria. Speriamo. Il futuro non è una minaccia”.
L’effetto delle parole del Papa e il “falso realismo”: spesso accogliamo i richiami del Papa alla pace e alla fratellanza con un’adesione formale ma rassegnata, lasciandoci subito sopraffare dalla dura realtà della geopolitica e dal prevalere degli interessi sui valori. Come evidenziato dal Pontefice, questo “falso realismo” porta a riarmare menti, parole e nazioni, spingendoci a girare lo sguardo altrove.
La risposta dei giovani e il valore dell’impegno civico: l’ascolto entusiasta e non rassegnato dei tanti giovani e volontari presenti al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini dimostra che una speranza è possibile. Per sostenerli concretamente in una società anziana ed egoista, occorre rivalutare il valore di ogni “piccolo gesto” di solidarietà e impegno civico a tutela della dignità altrui, superando l’idea che la forza debba prevalere sul diritto.
Cinismo e indebolimento delle democrazie: l’autore sottolinea come la società attuale tenda ad apprezzare il cinismo come espressione di forza e protezione, mentre le democrazie si indeboliscono e il diritto umanitario viene messo da parte. Questo scenario interroga la nostra dimensione civica, evidenziando il rischio di un indurimento e di un’aridità interiore.
Responsabilità, “realismo della misericordia” e dovere laico: il messaggio del Papa richiede un’assunzione di responsabilità: mettere le persone al centro prima di confini e istituzioni, ricordando che il male non si combatte con il male. Di fronte al “realismo della misericordia” proposto dal mondo cattolico, anche il mondo laico è chiamato ad assumersi un forte dovere civico per non lasciare spazio a chi alimenta disperazione e sospetto.
Un richiamo contro l’indifferenza: riprendendo il metodo educativo di don Luigi Giussani basato sulla promozione del bene nel mondo, de Bortoli conclude con l’auspicio che queste parole non sfumino nella quotidianità. Se riuscite a scuoterci dall’indifferenza che rischia di svilire il nostro presente e il futuro delle prossime generazioni, esse sapranno esprimere una vera e propria forza rivoluzionaria, ricordandoci che il futuro è una promessa e non una minaccia.
23 agosto 2026





