Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Economia

Quei due segnali inquietanti

Daniele Manca ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui segnala che prezzi e spread sono le sfide per l’Italia. Bene gli aiuti, ma non basteranno ad affrontare crisi ormai permanenti, quindi l’ottimismo della maggioranza di governo appare abbastanza fuori luogo e non certamente in linea con la tempesta non solo economica che il Belpaese sta attraversando.

Scrive Manca: ”L’inflazione è il primo dei due segnali. Ce ne accorgiamo ogni giorno facendo la spesa. Il secondo meno visibile, ma altrettanto inquietante, è lo spread. Quello che preoccupa non è tanto il livello dello spread. Quanto l’intreccio perverso che lega i due indicatori, spread e inflazione. Il differenziale tra gli interessi che dobbiamo pagare a chi sottoscrive i nostri titoli di Stato rispetto a quanto devono pagare i tedeschi era ieri a 115 punti. Vale a dire l’1,15% in più rispetto ai tassi di interesse in Germania sui titoli a dieci anni”.

E prosegue nell’analisi: ”I titoli di Stato americani hanno superato i livelli del 2002, quelli a ridosso degli attentati alle Torri Gemelle. Il trentennale è arrivato a quota 5,61. La Francia, per collocare i suoi titoli di Stato a dieci anni, è arrivata a garantire un interesse del 4,8%. Il suo spread ha superato quello dell’Italia. E noi? Dobbiamo garantire un interesse pari al 4,62%, sempre per i decennali.”

I due segnali di allarme: l’inflazione in rialzo (spinta per il 52% dai costi energetici e dalle tensioni geopolitiche) e la risalita dello spread, che insieme al rialzo generale dei tassi di interesse appesantisce il costo del debito pubblico e penalizza famiglie e imprese.

Le cause del contesto globale: l’instabilità geopolitica e l’aumento delle materie prime energetiche continuano a spingere i prezzi al rialzo. Mentre l’economia americana cresce grazie agli investimenti in innovazione tecnologica avviati negli ultimi anni, l’Europa si trova in una posizione di maggiore debolezza strutturale e politica.

I limiti dell’Europa e dei governi: le divisioni tra i 27 Paesi membri e le difficoltà politiche interne (come in Francia e Germania) rallentano una risposta comunitaria efficace. Per l’Italia, chiedere maggiore flessibilità di bilancio è comprensibile, ma comporta un aumento del debito e degli interessi da ripagare.

Dagli aiuti temporanei alle riforme strutturali: i sostegni economici immediati (come gli sconti sui carburanti) e la logica dei “bonus” tampone non bastano più per affrontare shock ormai diventati permanenti.

La ricetta per l’Italia: per rafforzare il Paese serve andare oltre l’orizzonte elettorale di breve termine. È necessario puntare su riforme strutturali (a partire da una vera concorrenza sui mercati per calmierare i prezzi senza costi per lo Stato) e mettere l’Italia in grado di reagire alle trasformazioni geopolitiche globali.

2 ottobre 2026