Ettore Sequi ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui analizza la crescente e critica asimmetria commerciale tra l’Unione Europea e la Cina, sostenendo che l’UE sta subendo passivamente le dinamiche geopolitiche ed economiche globali e deve urgentemente usare il potere del suo mercato unico come strumento strategico. In definitiva l’Europa è al bivio: la Cina di Xi, il surplus e la leva del mercato unico.
Dice Sequi: ”L’Europa si confronta con una realtà critica: la Cina genera oltre 1.000 miliardi di dollari l’anno di surplus commerciale. Con consumi deboli e immobiliare in crisi, Pechino compensa le fragilità interne espandendo le filiere all’estero con interventi statali che alterano la concorrenza. Il surplus è il motore della strategia cinese: alimenta la scalata tecnologica, fissa standard industriali e crea dipendenze nei mercati emergenti”.
Il problema del surplus cinese
- Squilibrio esplosivo: l’UE affronta un deficit commerciale “esplosivo” con la Cina, che vende all’Europa oltre il doppio di quanto acquista (il surplus supera i 300 miliardi di euro).
- Motore strategico: il surplus cinese, generato per compensare le debolezze interne (come i consumi deboli e la crisi immobiliare), è il motore della strategia di Pechino: alimenta la scalata tecnologica, fissa standard industriali e crea dipendenze.
- Vantaggi competitivi: la Cina sfrutta filiere veloci, triangolazioni (per aggirare i dazi USA) e, soprattutto, una valuta (il Renminbi) debole, che le conferisce un vantaggio competitivo permanente e rende l’Europa non competitiva.
L’Europa come “ammortizzatore”
- Il protezionismo americano ha aggravato la situazione europea, poiché l’eccesso di capacità produttiva cinese viene deviato verso l’Europa, che funge da “ammortizzatore industriale”.
- L’UE è esposta su due fronti: come grande mercato di assorbimento e come potenza manifatturiera in difficoltà.
- Nonostante Pechino utilizzi strumenti di pressione (controlli sulle terre rare, indagini anti-dumping), la posizione europea è incoerente: denuncia la dipendenza mentre una parte crescente della sua industria (soprattutto tecnologica) sposta la produzione in Cina per sfruttare i costi inferiori, rafforzandone di fatto la potenza.
La soluzione: usare il peso del mercato unico
- In un contesto globale dove USA e Cina competono con aggressivo neomercantilismo e le istituzioni globali (FMI, WTO) sono indebolite, l’Europa è l’attore più esposto e meno attrezzato.
- La sfida per l’UE non è chiudere il mercato, ma trasformare il Mercato Unico (la sua unica leva reale) da una piattaforma neutrale in uno strumento di influenza strategica.
- L’Europa, pur disponendo del mercato unico più grande del mondo, è paralizzata da divisioni interne e paura di ritorsioni.
- Conclusione: l’UE deve far valere la sua scala nei negoziati, nelle condizioni di accesso e nelle priorità industriali, orientando i comportamenti economici dei partner, proprio come fanno già Stati Uniti e Cina. Finché l’Europa non agirà in modo coerente, rimarrà un “terreno” su cui agiscono gli altri, invece di esserne un “attore”. 9 dicembre 2025








