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Economia

La Fed alza i tassi di 25 punti. L’ira di Trump

Francesco Bertolino e Viviana Mazza hanno scritto un articolo sul Corriere della Sera nel quale raccontano della decisione della Federal Reserve di aumentare di 0,25 punti percentuali i tassi di interesse, portandoli dal 3,50-3,75% al 3,75-4%. È il primo rialzo dal luglio 2023, dopo una fase nella quale la Fed aveva invece effettuato sei riduzioni consecutive.

Scrivono Bertolino e Mazza: ”Trump, avrebbe voluto dei tagli ai tassi di interesse anziché un rialzo come quello dello 0,25% deciso ieri all’unanimità e per la prima volta in tre anni dal Comitato federale per il mercato aperto (FOMC), responsabile della politica monetaria. Questa mossa potrebbe rafforzare la credibilità del presidente della Fed nella lotta all’inflazione, ma ora lo mette nel mirino di Trump, che da tempo chiede una riduzione dei tassi e ha criticato aspramente Jerome Powell, il predecessore sostituito a maggio con Warsh, per non averla realizzata. Ieri sera il presidente ha scritto su Truth: «I tassi di interesse negli Stati Uniti dovrebbero essere dell’1% o meno, perché abbiamo di gran lunga il miglior credito del mondo Nel nostro Paese c’è un BOOM di investimenti! Se smettessimo di commerciare con ogni Paese con cui abbiamo un deficit (della bilancia commerciale ndr), cioé la maggior parte, ci guadagneremmo almeno 1,5 trilioni di dollari”.

E proseguono: ”Trump ha detto tre giorni fa che gli Stati Uniti dovrebbero «pagare il tasso di interesse più basso del mondo»; ha anche minacciato (cosa che è tornato a fare ieri) che, se la Fed non avesse abbassato i tassi, gli Usa ridurranno i commerci con i Paesi con cui hanno un deficit della bilancia commerciale. Kevin Hassett, direttore del consiglio economico nazionale della Casa Bianca, ha detto domenica che l’inflazione sta migliorando e la Fed non ha bisogno di alzare i tassi, aggiungendo che la banca centrale americana rischia di danneggiare la sua reputazione apolitica quando lo fa vicino a un’elezione”.

La decisione viene motivata soprattutto dalla necessità di contrastare un’inflazione ancora elevata, con l’obiettivo di riportarla verso il target della banca centrale. Il rialzo viene quindi presentato da Kevin Warsh, nuovo presidente della Fed, come una scelta «semplice e responsabile».

Lo scontro con Trump

Il punto centrale dell’articolo è però il conflitto tra la Fed e Donald Trump. Il presidente americano da tempo chiede una forte riduzione dei tassi, sostenendo che l’economia statunitense stia vivendo un boom degli investimenti e che gli Stati Uniti dovrebbero beneficiare di un costo del denaro molto più basso.

Dopo la decisione della Fed, Trump ha reagito duramente, chiedendo che i tassi vengano portati all’1% o anche meno e sollecitando la banca centrale ad agire «velocemente». Anche la Casa Bianca ha definito il rialzo «piuttosto spiacevole» e non sufficientemente giustificato dal punto di vista economico.

La posizione di Warsh

Warsh sceglie invece di non alimentare lo scontro pubblico con Trump. A differenza del suo predecessore Jerome Powell, preferisce una comunicazione molto prudente e poco polemica.

La sua posizione è che l’inflazione rimane troppo alta e che una politica monetaria più restrittiva sia necessaria per riportarla verso l’obiettivo della Fed. Il suo atteggiamento è significativo anche perché Trump lo aveva scelto dopo aver criticato ripetutamente Powell proprio per la sua politica sui tassi.

Il problema dell’indipendenza della Fed

L’articolo mette in evidenza anche una questione più ampia: quanto deve essere indipendente la banca centrale dalla politica.

Trump sostiene che tassi più bassi favorirebbero l’economia americana, mentre la Fed deve decidere sulla base delle condizioni economiche, soprattutto inflazione e credito. Il consigliere economico della Casa Bianca Kevin Hassett ha infatti sostenuto che l’inflazione starebbe migliorando e che un rialzo vicino alle elezioni di midterm potrebbe mettere in discussione l’immagine apolitica della banca centrale.

L’articolo osserva però, citando il New York Times, che una Fed determinata a contenere l’inflazione potrebbe indirettamente aiutare l’amministrazione anche in vista delle elezioni, evitando che un’inflazione persistente mantenga elevati i costi del credito.

In una frase

La Fed sceglie di privilegiare la lotta all’inflazione e alza i tassi, mentre Trump pretende l’esatto contrario: lo scontro mette alla prova sia la strategia economica americana sia l’indipendenza della banca centrale dalla Casa Bianca.

17 settembre 2026