Massimo Gramellini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui riferisce dell’episodio del regalo di una pistola da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ai partecipanti al vertice NATO come spunto per una satira sul clima della politica internazionale e sulla crescente normalizzazione del linguaggio della forza.
Scrive Gramellini: ”Vabbè, da un tipino come Erdogan mica vi aspetterete che regali cravatte e foulard. Però un’arma alla fine di un vertice dedicato alle armi ha il sapore di una dichiarazione di intenti: basta moine da diplomatici, d’ora in poi tratteremo con la pistola sul tavolo. Fa un certo effetto”
L’editoriale sottolinea l’assurdità del dono: una pistola personalizzata con il nome del destinatario e accompagnata da munizioni, simbolo di un mondo in cui la diplomazia sembra lasciare spazio alla logica delle armi. Gramellini immagina ironicamente Donald Trump che spara ai piedi del segretario generale della NATO Mark Rutte, trasformando il gesto in una caricatura del nuovo stile delle relazioni internazionali.
L’autore osserva che, conoscendo Erdoğan, un regalo simile non sorprende del tutto, ma assume un significato simbolico inquietante: sembra annunciare una stagione in cui i rapporti tra Stati saranno regolati “con la pistola sul tavolo” più che con la diplomazia.
Con il consueto tono sarcastico, Gramellini contrappone questa cultura della forza alla sensibilità europea, ricordando che il premier britannico Keir Starmer ha scelto di lasciare l’arma in Turchia. Chiude poi con una serie di battute: riconosce a Erdoğan di non aver fatto distinzioni di genere, regalando una pistola anche a Ursula von der Leyen e a Giorgia Meloni, e scherza sul fatto che quest’ultima potrebbe usarla per risolvere le tensioni interne alla destra sfidando a duello Roberto Vannacci, che però, conclude con ironia, sembra più portato per le pistole ad acqua che per quelle vere.
In sintesi, l’editoriale è una riflessione umoristica ma amara sul deterioramento del linguaggio politico e diplomatico: dietro il tono leggero emerge la preoccupazione per un mondo in cui l’esibizione della forza rischia di sostituire il dialogo.
10 luglio 2026





