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Arte e Cultura

La storia siamo noi

Il prof. Franco Cardini, nel presentare un libro di Luigi Grassia “La storia in 24 pezzi mancanti” ha scritto su La Stampa un editoriale in cui argomenta attorno a una domanda fondamentale: che cos’è la storia e chi sono i suoi veri protagonisti?

Scrive il professore: ”Che cos’è la storia? E chi sono gli storici: quelli che contribuiscono al suo costituirsi o quelli che ne scrivono memoria? E se quelli inscrivibili nella categoria dei fedeli della Musa Clio sono i deputati a scrivere materialmente la storia, non quelli che la fanno mediante il contributo delle loro scelte e dei loro atti, chi è che decide chi e quanti sono?Perché, per quel che attiene il primo tipo di protagonisti, siamo tutti d’accordo: e l’ha detto una volta per tutte, canoramente e lapidariamente, Francesco De Gregori: «La storia siamo noi». Noi tutti”.

E aggiunge: ”Poi ci sono quelli che la storia non la “fanno”, non la “scrivono” con i loro atti e le loro testimonianze, bensì ne sono testimoni e relatori e la scrivono con ogni mezzo, dallo scalpello degli scultori di geroglifici egizi al pennello a inchiostro di china, dal calamo romano alla penna d’oca, dalla “carta, penna e calamaio” di scolari, studenti e professori e funzionari e scrivani fra XIII e XX secolo alla penna a sfera al computer eccetera. Frate Francesco di Pietro Bernardone se la prendeva con quelli che scrivevano le vite dei santi a cominciare da lui e che pretendevano di venire ricordati non per quello che avevano fatto, bensì semplicemente in quanto avevano descritto la vita e le gesta altrui”.

1. La Storia siamo “Noi”

Citando la celebre canzone di Francesco De Gregori, Cardini sottolinea che la storia è fatta da tutti. Non appartiene solo ai grandi personaggi come Alessandro Magno, Napoleone o Mozart, ma anche alle folle anonime: i cuochi di Cesare, i giardinieri della Città Proibita, i pellegrini e la gente comune (come la sua “zia Rosina”). Ogni essere umano che ha lasciato una traccia, un respiro o un’emozione è allo stesso tempo soggetto e oggetto del divenire storico.

2. Chi scrive la storia?

L’autore distingue poi tra chi la storia la “fa” (con le proprie scelte e atti) e chi la “scrive”. In questa seconda categoria rientrano non solo i grandi accademici, ma una moltitudine di figure: cronisti, annalisti, giornalisti e perfino plagiatori. Cardini ricorda ironicamente come San Francesco d’Assisi criticasse chi pretendeva di ottenere gloria solo scrivendo le gesta altrui senza aver compiuto nulla di eroico in prima persona.

3. Il valore del “frammento” e del vuoto

L’editoriale introduce quindi il lavoro di Luigi Grassia, che sfida la presunzione di “sapere già tutto”. Cardini paragona la nostra conoscenza storica a una barra d’acciaio che, vista al microscopio, si rivela piena di vuoti: un arcipelago di isole in un oceano di ignoranza.

4. Il caso di Cleopatra e le curiosità storiche

Il libro di Grassia viene lodato perché, pur senza ricorrere a effetti speciali alla Indiana Jones ma scavando nelle biblioteche e nei saggi dimenticati, riesce a riportare alla luce dettagli che cambiano la nostra prospettiva. Un esempio è Cleopatra:

  • Viene smontato il mito de-costruzionista secondo cui la storia dipenda solo dalla lunghezza del suo naso.
  • Si scopre che cronologicamente la regina è più vicina a noi che alla costruzione delle Piramidi.
  • Viene evidenziato come la sua discendenza abbia intrecciato Oriente e Occidente in modi inaspettati, arrivando fino a regni misteriosi come Palmira e Petra.

In conclusione, Cardini invita a guardare alla storia non come a un blocco monolitico e definitivo, ma come a un mosaico complesso dove anche il dettaglio più piccolo o la figura più umile contribuiscono a formare il disegno complessivo.

26 maggio 2026