Su il quotidiano online Il Post si scrive della nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del teatro La Fenice di Venezia (ruolo prestigioso che coordina programmazione e orchestra) ha suscitato un acceso dibattito e proteste da parte di orchestrali e dipendenti.
Formalmente, il sovrintendente Nicola Colabianchi aveva ampia discrezionalità nella scelta, senza l’obbligo di consultare nessuno, nemmeno il consiglio d’indirizzo.
Tuttavia, come spiega l’ex sovrintendente Cristiano Chiarot, la prassi consolidata prevede una consultazione informale con l’orchestra prima della nomina, un passaggio “fondamentale” per assicurare la fiducia dei musicisti. Colabianchi non ha seguito questa consuetudine, informando l’orchestra solo dopo e scusandosi per la fretta. Per Chiarot, agire in questo modo significa “partire con il piede sbagliato”, poiché senza il consenso dell’orchestra anche un professionista capace si trova in una posizione fragile.
Le critiche a Venezi riguardano:
- La sua esperienza come direttrice d’orchestra, considerata insufficiente per un incarico così prestigioso.
- La sua vicinanza politica alla destra di governo (Venezi è consigliera per la musica al Ministero della Cultura e ha un profilo pubblico associato alla destra radicale), ritenuta decisiva nella scelta.
Anche il sovrintendente Colabianchi è considerato vicino alla destra, e la sua nomina, come altre in passato, si inserisce in logiche politiche. Tuttavia, secondo Chiarot, le nomine politiche non sono solitamente contestate in modo così acceso se la figura scelta è artisticamente inattaccabile e se le decisioni sono condivise.
Il paragone, avanzato da alcuni, con la nomina del più giovane Diego Matheuz a direttore principale de La Fenice nel 2011 (figura con influenza inferiore al direttore musicale) è considerato fuorviante: Matheuz, sebbene giovane, aveva un’esperienza internazionale consolidata e la sua nomina fu frutto di una “lunga e franca” concertazione con l’orchestra. Il curriculum di Venezi, invece, è stato criticato da Chiarot come “più retorico che sostanziale” e da altri addetti ai lavori per la mancanza di esperienze fondamentali e per una gestualità definita “scolastica” o “da circo equestre”.
17 ottobre 2025




