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Sport

Zampilli di vergogna

Luigi Garlando ha pubblicato un articolo su La Gazzetta dell Sport in cui parla di Paolo Zampolli, il plenipotenziario di Donald Trump in Italia e contrappone gli eroi autentici dei Mondiali italianiPaolo Rossi, Totò Schillaci, Roberto Baggio – uomini che portarono l’Italia in alto con i gol e il merito, all’umiliante situazione attuale, in cui si fantastica di entrare ai Mondiali non dal campo ma per manovre politiche e relazioni opache.

Dice Garlando: ”Negli ultimi giorni, nomen omen, è zampillato fuori con l’idea di portarci al Mondiale: «I 4 titoli legittimerebbero la presenza dell’Italia». Semmai è il contrario: i 4 titoli mondiali dovrebbero legittimare la vergogna davanti alla sola ipotesi di una partecipazione senza merito. Come comprarsi la laurea o la patente”.

Il nuovo “salvatore” evocato è Paolo Zampolli, personaggio mondano e ambiguo, che si muove tra Donald Trump e Gianni Infantino, capo della FIFA. Zampolli avrebbe suggerito di escludere l’Iran dai Mondiali Coppa del Mondo FIFA 2026 per far entrare l’Italia in virtù dei suoi quattro titoli iridati. Un’idea che per Garlando è il simbolo della decadenza morale del calcio.

Il ritratto di Zampolli è volutamente corrosivo: uomo d’affari spregiudicato, lontano parente di Paolo VI, ex socio di Jeffrey Epstein, diventato influente dopo aver presentato Melania Trump a Trump. Un “maneggione”, più che un uomo di sport, che incarna tutto ciò che lo sport non dovrebbe essere.

Il cuore dell’articolo è una condanna etica senza appello: partecipare a un Mondiale senza qualificazione sportiva equivarrebbe a comprare una laurea o una patente. Nel momento in cui il calcio rinuncia alla “democrazia del campo”, muore come sport. E sarebbe un’ingiustizia doppia: verso la nazionale iraniana, qualificata legittimamente e composta da giocatori che hanno difeso i diritti del loro popolo a rischio della vita, e verso i giovani italiani che non hanno mai visto l’Italia ai Mondiali.

La lezione finale è netta e pedagogica: la gloria non si ruba e non si elemosina. Come l’amore, si conquista. Solo sul campo.

24 aprile 2026