Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Scienza & Tecnologia

Big tech disegna il futuro politico

Massimo Gaggi ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui descrive uno spostamento profondo del potere decisionale dalla politica democratica alle grandi aziende tecnologiche, che ormai anticipano, condizionano e talvolta sostituiscono le scelte dei governi. La politica appare lenta, reattiva, spesso incapace persino di comprendere la portata delle tecnologie che dovrebbero essere regolate.

Scrive Gaggi: ”Alex Karp, capo, insieme a Peter Thiel, di Palantir (centrali le sue tecnologie nella guerra in Iran), dopo il saggio (La repubblica tecnologica) col quale l’anno scorso ha chiamato l’Occidente alla riscossa ripristinando la sua superiorità anche con la forza militare, ora propone alla politica un manifesto in 22 punti: spazia dalla consueta richiesta di libertà assoluta per produrre tecnologie e armi sempre più avanzate (dato che la Cina non rispetta regole né si pone limiti), al ritorno alla leva obbligatoria, al no a un pluralismo definito «vuoto», no all’inclusione

Il caso simbolo è quello di Anthropic, guidata da Dario Amodei: inizialmente messa al bando da Donald Trump, l’azienda diventa improvvisamente indispensabile quando rivela di aver sviluppato Mythos, un sistema di intelligenza artificiale capace di violare qualsiasi infrastruttura digitale critica. A quel punto, il bando svanisce e il tono della Casa Bianca cambia. Amodei decide autonomamente chi può accedere a questa tecnologia “da Armageddon”, limitandola quasi esclusivamente a soggetti americani: una scelta geopolitica di fatto, presa da un’impresa privata.

Gaggi mostra come le big tech esercitino un potere diretto anche sui conflitti armati. In Ucraina, la capacità operativa dei droni dipende da Starlink, la rete satellitare di Elon Musk: la decisione di attivare o spegnere il servizio in determinate aree può influire sull’andamento delle battaglie, senza che sia chiaro se risponda a richieste del governo USA o a scelte personali dell’imprenditore.

Un altro protagonista è Palantir, centrale nei conflitti recenti, guidata da Alex Karp insieme a Peter Thiel. Karp propone un vero e proprio manifesto politico: libertà totale per lo sviluppo tecnologico e militare, ritorno alla leva obbligatoria, rifiuto di pluralismo e inclusione, in nome della competizione strategica con la Cina. È una visione esplicitamente illiberale, offerta alla politica come unica via di salvezza dell’Occidente.

In contrasto, Sam Altman, capo di OpenAI e creatore di ChatGPT, propone un approccio diverso: un nuovo “contratto sociale” per redistribuire la ricchezza prodotta dall’IA. Anche qui, però, il punto centrale resta lo stesso: sono i leader tecnologici a formulare visioni politiche globali, non i governi eletti.

La conclusione è netta e inquietante: i leader politici – Trump incluso – possono vacillare e scomparire. I “governatori” tecnologici, invece, restano. Ed è sempre più chiaro che il futuro politico non viene deciso nei parlamenti, ma nei consigli di amministrazione della Silicon Valley.

24 aprile 2026