Mattia Feltri ha pubblicato un articolo su La Stampa in cui cita un ampio reportage del New York Times, che fotografa gli effetti devastanti della guerra tra Stati Uniti e Iran, aggravata dal blocco dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del gas e del petrolio mondiali.
Dice Feltri: ”Il dettagliato articolo del New York Times ha dato le dimensioni della crisi nei Paesi dell’Asia-Pacifico, i più direttamente colpiti dal blocco nello stretto di Hormuz, per la guerra fra Stati Uniti e Iran, di un quinto del gas e del petrolio mondiali. Un volo su tre è stato cancellato, in alcune zone il turismo è scomparso e si è perso l’ottanta per cento degli assunti, i prezzi degli alimentari sono saliti alle stelle, le produzioni sono inceppate, nei negozi scarseggiano noodles istantanei, vaccini, siringhe, capi d’abbigliamento”.
L’articolo descrive una crisi sistemica che colpisce in pieno l’area Asia-Pacifico — per anni motore della crescita globale — mostrando come economie profondamente integrate finiscano per trascinarsi a vicenda nel collasso. Vengono elencati effetti concreti e quotidiani: voli cancellati, turismo azzerato, disoccupazione di massa, inflazione alimentare, interruzioni produttive e scarsità di beni essenziali, dai fertilizzanti ai vaccini, dai materiali tessili agli imballaggi.
Feltri insiste sul carattere “tragico” della situazione proprio perché la crisi non è astratta né lontana: riguarda agricoltori, camionisti, operai, albergatori, manager, in una catena di conseguenze che attraversa Vietnam, Sri Lanka, Cambogia, Australia, India, Bangladesh, Corea del Sud, Singapore e Hong Kong. Ogni esempio serve a mostrare come l’aumento dei costi energetici renda impossibile perfino trasportare cibo o mantenere aperte le fabbriche.
Il finale è amaro e ironico: dopo aver mostrato l’enormità della crisi globale, Feltri riporta il discorso su di noi, sull’Italia, dove — al confronto con le tragedie descritte — il “dilemma” che emerge dai reportage nazionali sembra ridursi alla scelta se prenotare le vacanze in anticipo o affidarsi al last minute. Un contrasto volutamente stridente, che denuncia la nostra tendenza a percepire il mondo solo quando tocca il nostro piccolo benessere quotidiano.
23 aprile 2026





