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Editoriali

Lo zar Putin vuole ricostituire l’impero zarista

Lo zar Putin è un soprannome comune per Vladimir Putin, l’attuale presidente della Russia, che governa da oltre due decenni (dal 2000, con una breve pausa come primo ministro), consolidando un potere quasi autocratico simile a quello degli antichi sovrani russi. Il termine sottolinea la sua lunga permanenza al potere, la sua autorità indiscussa, il controllo sulla Russia post-sovietica e il suo ruolo di leader forte sulla scena internazionale, spesso contrapposto ai leader occidentali. Ecco quel che è successo negli ultimi dodici anni.

1. Ucraina – 2014 (cosiddetta “Maidan” e accusa di colpo di Stato)

Nel febbraio 2014, il presidente ucraino Viktor Yanukovych, filo-russo, fugge da Kiev dopo mesi di proteste di piazza (Euromaidan), innescate dalla sua decisione di non firmare l’accordo di associazione con l’UE e avvicinarsi invece a Mosca. Il Parlamento ucraino, con una larga maggioranza anche del suo stesso partito, lo dichiara decaduto per abbandono di incarico. 

Non è stato un “colpo di Stato” militare nel senso classico, ma una transizione politica anomala e caotica. Tuttavia, fu poi ratificata da nuove elezioni democratiche.

2. Crimea – 2014: 

Approfittando del caos, la Russia occupa militarmente la Crimea e organizza un referendum illegale (non riconosciuto da ONU o UE) in cui la popolazione avrebbe scelto di unirsi alla Russia. La Crimea è stata annessa unilateralmente da Mosca. È una palese violazione del diritto internazionale e della sovranità ucraina (Memorandum di Budapest del 1994 incluso).

La Russia interviene militarmente nei territori separatisti dell’Ossezia del Sud e Abkhazia, sostenendo di proteggere le popolazioni locali. Dopo brevi combattimenti, Mosca riconosce l’indipendenza di quei territori, che restano de facto sotto controllo russo. Anche qui, si tratta di una violazione dell’integrità territoriale della Georgia.

4. Ucraina – 2022: 

L’invasione su larga scala della Russia è stata non provocata, e motivata da ragioni ideologiche e geopolitiche (no all’allargamento NATO, presunta “denazificazione”). Ha scatenato una guerra devastante e ha riportato il conflitto armato al centro dell’Europa.

Conclusione: 

Chi parla di “colpo di Stato” a Kiev nel 2014 spesso lo fa per giustificare l’aggressione russa. In realtà, la reazione del Cremlino è stata parte di una strategia espansionistica e di contrasto al percorso europeo e democratico intrapreso da vari ex Stati sovietici.

16 gennaio 2026