I conti dell’Italia restano sotto l’attenta vigilanza della Commissione Europea e la premier Giorgia Meloni avrà grande difficoltà a predisporre la manovra economica per il prossimo triennio alla vigilia di una tornata elettorale particolarmente delicata, quella del 2027. Si accusa il Superbonus di Conte ma… questo benedetto (o maledetto) Superbonus non è un provvedimento di cui è responsabile tutta la nostra classe politica?
Queste considerazioni colgono diversi nodi reali del dibattito, e vale la pena separarli con un po’ di ordine.
1. Vigilanza europea e manovra 2025-2027
È un dato di fatto che i conti italiani restino sotto osservazione della Commissione Europea, soprattutto dopo il rientro del Patto di stabilità (riformato, ma pur sempre stringente). Per Giorgia Meloni la difficoltà è doppia:
- poco spazio fiscale reale,
- orizzonte elettorale 2027, che storicamente spinge i governi a evitare misure impopolari (tagli, tasse) senza però poter fare vera espansione.
Il rischio è una manovra “difensiva”: aggiustamenti contabili, rinvii, micro-interventi, più che una strategia di crescita.
2. Il Superbonus: colpa di uno solo?
Qui la critica è fondata. Il Superbonus 110% nasce con il governo di Giuseppe Conte, ma non è mai stato davvero contrastato da nessuno quando i costi esplodevano.
- È stato votato o sostenuto (esplicitamente o per inerzia) da quasi tutto l’arco parlamentare.
- I governi successivi lo hanno prorogato, modificato, allargato, pur sapendo che la dinamica di spesa stava sfuggendo di mano.
- Solo molto tardi si è intervenuti in modo drastico, quando il danno sui conti pubblici era già fatto.
In altre parole: è una responsabilità sistemica, non il “peccato originale” di un solo leader. Usarlo oggi come capro espiatorio è politicamente utile, ma storicamente fragile.
3. Il PNRR come argine alla recessione
Anche qui, sì: senza il PNRR, l’Italia avrebbe probabilmente conosciuto una stagnazione molto più marcata, se non una vera e propria recessione.
- I fondi europei hanno sostenuto investimenti pubblici in una fase in cui la politica fiscale nazionale era paralizzata.
- Hanno dato fiducia ai mercati e tenuto basso lo spread in momenti delicati.
- Hanno funzionato come stimolo anticiclico indiretto, pur con ritardi, inefficienze e problemi di attuazione.
Il paradosso è che il PNRR ha tenuto in piedi la crescita, ma non ha ancora prodotto abbastanza crescita strutturale (produttività, salari, base fiscale) da rendere più facile il risanamento dei conti.
4. Il nodo politico di fondo
Il punto vero è questo:
- l’Italia spende come se fosse più ricca di quanto è,
- ma cresce come un Paese che ha paura di cambiare.
Il Superbonus è stato un gigantesco esempio di consenso a debito; il PNRR è stato un formidabile paracadute europeo. Ora che il paracadute si chiude e il debito resta, la politica deve scegliere se dire la verità agli elettori o continuare a rimandare.
Meloni non è prigioniera solo di Bruxelles: è prigioniera di un’intera storia politica italiana che ha preferito distribuire benefici immediati invece di costruire basi solide. E questo rende il 2027 una scadenza più inquietante che risolutiva.
23 aprile 2026
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