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Editoriali

Ezechiele Pulp

Massimo Gramellini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui utilizza la sua consueta ironia sferzante per commentare un recente scivolone di Pete Hegseth, il Segretario alla Difesa (ironicamente definito “ministro della guerra”) dell’amministrazione Trump.

Rivela Gramellini che: ”il vice di Trump ha rivelato che il Papa capisce poco di teologia, seguo con devozione gli insegnamenti del ministro della guerra Pete Hegseth, teologo raffinatissimo. Quello che ha scambiato una citazione di Pulp Fiction per un passo del libro di Ezechiele: «Il cammino dell’uomo timorato…» Ma perché fermarsi a Ezechiele Pulp, signor ministro, quando la Bibbia è intrisa di riferimenti alla missione salvifica dei trumpiani?

Ecco i punti salienti della satira di Gramellini:

Il “Peccato” originale

L’articolo prende le mosse da una gaffe di Hegseth, il quale avrebbe scambiato il celebre monologo di Samuel L. Jackson nel film Pulp Fiction («Il cammino dell’uomo timorato…») per un reale passo biblico del profeta Ezechiele. Gramellini coglie l’occasione per sbeffeggiare la presunta superiorità teologica dei fedelissimi di Trump, che si erano spinti fino a criticare la preparazione del Papa.

La bibbia secondo Hollywood

Con un gioco di paradossi, l’autore propone a Hegseth altre “citazioni bibliche” fittizie, mescolando sacro e profano per evidenziare l’assurdità della retorica MAGA:

  • Apocalypse Now: il “napalm al mattino” viene attribuito al profeta Daniele.
  • Star Wars: la celebre frase di Yoda («Fare o non fare») diventa un passo dell’Ecclesiaste, con Yoda liquidato come “spia cinese”.
  • Il Gladiatore: il grido di battaglia di Massimo Decimo Meridio viene assegnato a un Giobbe che ha ormai perso la pazienza.
  • The Blues Brothers: la celebre scusa di John Belushi («Le cavallette!») diventa una giustificazione per le politiche in Medio Oriente.

La conclusione

Gramellini chiude citando Woody Allen e Joker per descrivere l’egocentrismo di Trump e la natura della sua ascesa politica. La profezia finale, attribuita a un ipotetico “Isaia-Joker”, riassume il passaggio della vita politica americana da tragedia a commedia grottesca.


In sintesi: Gramellini usa l’errore di Hegseth per dipingere i membri del nuovo corso americano come figure cinematografiche più che spirituali, suggerendo che la loro visione del mondo sia una caricatura pop della realtà, priva di reale profondità culturale o religiosa.

18 aprile 2026