Elio Franzini, professore ordinario di Estetica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, oggi Rettore dell’Università degli Studi di Milano, ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui riflette sulla persistente immagine dell’università come un’istituzione conservatrice e “passatista”, sottolineando come nessuna riforma legislativa potrà mai abbattere questa percezione se non parte dagli stessi accademici un processo di autocritica.
Dice Franzini: ”Il serio accademico Condorcet, nei mesi del Terrore, fu costretto al suicidio mentre Robespierre affermava che le guide intellettuali del «nuovo» non potevano essere accademici, poiché «un nuovo regime non può poggiarsi su una storia antica». Questo perverso atteggiamento, che vede l’università come un presidio di conservazione passatista, persiste ben saldo, e non vi è riforma alcuna che lo possa abbattere. E nessuna riforma, possibile o reale, convincerà tutti, persi tra ideologie e visioni parziali. Forse, allora, gli accademici per primi dovrebbero dismettere panni che troppo spesso amano indossare, quelli della critica, e iniziare a esercitare un poco di autocritica, uscendo da quelle bolle comunicative in cui molti, in primo luogo tra i rettori, si sono rinchiusi. In momenti di crisi, al di fuori di ogni dinamica autoreferenziale, invece di discutere di proroghe, o ergersi ad attori principali di riforme che non possono né debbono fare, dovrebbero diventare protagonisti attivi e dialogici di una comunicazione del valore della ricerca e della didattica, su un piano istituzionale, e non mediatico”.
Jean-Antoine-Nicolas de Caritat, Marchese di Condorcet (1743–1794), è stato una delle figure intellettuali più poliedriche e influenti del tardo Illuminismo francese. Fu matematico, filosofo, economista, politologo e attivo rivoluzionario, noto per il suo incrollabile ottimismo nel progresso umano.
I punti chiave trattati da Franzini sono:
Bsogna superamento l’autoreferenzialità: gli accademici, e in particolare i rettori, devono uscire dalle proprie “bolle comunicative” e smettere di agire come attori politici o mediatici. Devono invece recuperare un ruolo istituzionale focalizzato sul valore della ricerca e del dialogo.
Centralità della didattica: per anni considerata la “Cenerentola” del sistema rispetto alla ricerca, la didattica deve tornare primaria. È necessario rinnovarla per adattarla alle nuove tecnologie e a una platea di studenti profondamente mutata, definendo meglio le competenze e i saperi necessari.
Fare sistema: davanti all’aumento dei costi, gli Atenei non possono agire isolatamente. Devono imparare a condividere infrastrutture ed esperienze, proseguendo i modelli positivi avviati con il PNRR, specialmente nel trasferimento tecnologico.
Nodi strutturali ed economici: Franzini individua due urgenze critiche: la gestione dei patrimoni immobiliari (spesso troppo vasti per la sola autonomia universitaria) e l’aumento insostenibile dei costi del personale.
Spazio ai giovani: l’autore conclude sostenendo che, sebbene spetti a Governo e Parlamento dettare l’agenda delle riforme, le nuove idee devono venire dai più giovani. Solo chi non è frenato da nostalgie per il passato può progettare il futuro dell’università con quella passione e “anima” che, come diceva Weber, sono essenziali per la scienza.
6 febbraio 2026





