Appare sempre più chiaro come il secondo anno del mandato presidenziale per Donald Trump sarà moto decisivo. Inizieranno a entrare a regime alcuni dei provvedimenti presi nei mesi scorsi, in particolare quelli definiti dalla legge di bilancio approvata in luglio. Perché giungeranno a compimento di iter legale – con il pronunciamento ultimo della Corte suprema – una serie di questioni apertesi in conseguenza dei frequenti interventi di giudici che hanno giudicato incostituzionali diversi dei numerosi ordini esecutivi promulgati da Trump (a oggi, all’inizio del 2026, i decreti di Trump sono stati più di 220, un numero superiore a quello dell’intero mandato di Biden o di Trump I). Perché si definiranno con più chiarezza le conseguenze di alcune delle principali iniziative del primo anno di governo, a partire dall’effetto dei dazi su un’inflazione che è tornata a mordere e rimane vicino al 3%. E perché, infine, vi sarà in novembre il primo ciclo elettorale federale successivo all’elezione di Trump, nel midterm con cui si voterà per l’intera Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato, oltre che per ben 36 governatori e 88 delle 99 camere statali.
Trump ha registrato un forte calo della sua popolarità, perdendo di recente tutte le elezioni locali, a cominciare da quelle per i sindaci di New York e (fatto ben più sorprendente) Miami. I democratici faranno di tutto per sfruttare il malcontento e prendersi la rivincita al congresso.
I problemi di Trump sono tre: Epstein, il miliardario condannato per reati sessuali le cui foto appena pubblicate mostrano la portata della connivenza dell’élite statunitense, Trump compreso; l’affordability, parola inglese che descrive il costo della vita, sempre più insostenibile per molti americani, nonostante le smentite del presidente; e infine le divisioni che spaccano il fronte Make America great again (Maga). Trump avrà dieci mesi di tempo per far tornare se stesso “great again”. Non sarà facile.
1. Caso Epstein e relazioni personali
– Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di abusi sessuali su minori, aveva contatti con Trump (e con altri potenti).
– Sebbene non ci siano accuse dirette contro Trump in questo caso, le frequentazioni passate sollevano domande rimaste irrisolte.
2. Fatti di Minneapolis e giustificazioni della violenza
– Dopo alcuni episodi di brutalità della polizia, Trump ha difeso gli agenti prima dei processi, sminuendo le vittime e polarizzando il dibattito su razza e giustizia.
– Questo ha alimentato proteste e spaccature nella società americana.
3. Assalti al Congresso (6 gennaio 2021)
– Anche se Trump non è più formalmente sotto accusa, permangono responsabilità politiche e morali per l’assalto al Capitol.
– Il tema è ormai scomparso dal dibattito pubblico, nonostante l’impatto storico.
4. Cause legali civili e penali
– Trump è coinvolto in diverse indagini e procedimenti per frode fiscale, documenti riservati, e pressioni elettorali.
– I suoi avvocati stanno cercando di rinviare o neutralizzare ogni processo fino alle prossime elezioni.
5. Conflitti di interesse e affari esteri
– La Trump Organization ha ancora interessi economici in vari Paesi. Il potenziale conflitto tra affari privati e interessi pubblici non è stato chiarito pienamente.
6. Restrizioni migratorie e deportazioni
– Le politiche migratorie, tra cui l’espulsione di centinaia di migliaia di persone, hanno generato crisi umanitarie, ma oggi si parla poco delle conseguenze sociali ed economiche.
7. Rapporti con potenze autocratiche
– Le ambiguità nei confronti di Putin, Orbán, Bolsonaro, e altri leader autoritari pongono interrogativi sulla politica estera e i valori democratici degli USA.
Questi dossier sono spesso coperti poco o in modo selettivo, specialmente sui media che supportano Trump. Eppure rimangono centrali per valutarne l’affidabilità, la legalità delle sue azioni e la coerenza democratica.
13 gennaio 2026









