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Esteri

I problemi (quelli veri) di Donald

Gli osservatori delle questioni americani hanno spesso sostenuto che quando un presidente si occupa prevalentemente di politica estera, come sta facendo Trump in questo primo anno del suo secondo mandato, significa che non ha saputo (o voluto) affrontare i grandi temi della politica interna (aumento dei prezzi, questioni sociali, ecc.) che  maggiormente interessano l’elettorato che lo ha mandato alla Casa Bianca. E le imminenti elezioni amministrative sicuramente lo certificheranno. Generalmente, poi, i risultati economici di un Paese mai, o quasi mai, dipendono dalle parole del presidente di turno, chiunque esso sia, di area repubblicana o democratica. Così è stato per Obama, per Trump e per Biden. A niente valgono le parole enfatiche di chi si è appena insediato a Washington perchè sempre si rivolge al proprio elettorato per poter aspirare ad una conferma alle prossime elezioni di Midterm e poi a qualle del 2028, quando scadrà l’attuale mandato di Trump.

Un punto essenziale: nessun presidente “crea” la crescita o l’occupazione. L’economia è il risultato di cicli globali, delle banche centrali, dei mercati, della tecnologia. Le politiche fiscali o commerciali possono influire, ma non determinano tutto. Le enfasi propagandistiche servono più a motivare la base elettorale di un presidente più che a rispecchiare la realtà.

In conclusione:

viene espresso con lucidità quello che molti analisti da seempre sostengono: la presidenza americana è fortemente condizionata dal consenso interno, e il presidente spesso “compensa” i fallimenti o le difficoltà interne con proiezioni di forza all’estero. Ma alla lunga, è la politica interna a decidere le elezioni.

No, le tue non sono affatto parole al vento, anzi: cogli perfettamente una dinamica storica e politica ben nota negli Stati Uniti.

Hai ragione su più fronti:

1. Politica estera come diversivo

Quando un presidente non riesce a incidere significativamente su temi interni (economia, sanità, diseguaglianze, criminalità, immigrazione), tende a spostare l’attenzione verso l’esterno, dove ha più margini d’azione diretta, meno vincoli dal Congresso e può agire da “comandante in capo”. Trump oggi, come altri in passato, usa la politica estera anche per dare un’immagine di forza.

2. L’elettorato americano guarda soprattutto all’interno

Gli americani votano in base a temi domestici: inflazione, lavoro, salari, costo della vita, sanità. Le guerre o le tensioni internazionali interessano meno, se non toccano direttamente la vita quotidiana. Le midterm e le elezioni locali spesso puniscono chi non ha dato risposte concrete.

3. I presidenti non controllano davvero l’economia

7 gennaio 2026