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Esteri

America first o Trump first?

Massimo Gaggi ha pubblicato per il Corriere della Sera un articolo che analizza l’attuale fase della presidenza Trump, descritta come il passaggio dall’agenda “America First” a una più personale visione “Trump First”.

Sostine Gaggi che: ”L’atmosfera natalizia non lo distrae né lo ammorbidisce. La perdita di consensi nel Paese non lo induce a maggiore cautela: Donald Trump va avanti a tutta forza anche in questi giorni festivi con la sua agenda «America First» che ha sempre più un sapore di «Trump First»: dalla rimozione di decine di ambasciatori di carriera in giro per il mondo, da sostituire con suoi fedelissimi come da piano di occupazione capillare del potere del «Project 2025», all’invocazione di più o meno fantasiose emergenze di sicurezza nazionale per imporre azioni assai controverse. Le ultime: il blocco di cinque grandi impianti eolici in costruzione in mare, lungo le coste dell’atlantico, ma anche l’opposizione alla richiesta di bloccare la costruzione della gigantesca sala da ballo della Casa Bianca voluta da Trump in attesa di verificare compatibilità architettoniche e rispetto del patrimonio storico della capitale. Ma anche per la ballroom gli avvocati del presidente chiedono mani libere: motivi di sicurezza nazionale. Invocati anche per negare il diritto alla contrattazione sindacale del pubblico impiego in aree che hanno qualche legame con tematiche di sicurezza”.


L’ego al centro della sicurezza nazionale

Secondo Gaggi, il tycoon newyorkese sta utilizzando sistematicamente il concetto di “sicurezza nazionale” come scudo legale per imporre decisioni arbitrarie e personali, tra cui:

  • Progetti edilizi e sindacati: l’uso del pretesto della sicurezza per bloccare impianti eolici offshore, costruire una controversa sala da ballo (ballroom) alla Casa Bianca e negare diritti di contrattazione ai dipendenti pubblici.
  • L’ossessione per la Groenlandia: Trump è tornato a pretendere l’annessione dell’isola danese, nominando persino un inviato speciale. Il gesto ha scatenato una crisi diplomatica con Copenaghen, che accusa Washington di violare le leggi internazionali.

La “Golden Fleet” e la “Classe Trump”

Uno degli aspetti più simbolici descritti dall’articolo è il piano per il rinnovo della Marina militare:

  • Navi “dorate”: Trump ha annunciato la creazione di una “Golden Fleet” composta da corazzate gigantesche e potentissime.
  • Auto-celebrazione: a nuova classe di navi si chiamerà “Classe Trump”. Il presidente ha dichiarato che parteciperà personalmente al design delle imbarcazioni per soddisfare il suo “senso estetico”.
  • Critiche tecniche: gli esperti militari (tra cui l’ammiraglio Mark Montgomery) definiscono il piano strategicamente assurdo e tecnicamente impossibile nei tempi previsti (due anni), sottolineando che servirebbe solo a nutrire l’ego del presidente con navi dall’aspetto “cool” ma inutili nei moderni conflitti.

La “Purga” diplomatica

Sul piano politico, l’articolo evidenzia un’operazione di occupazione del potere senza precedenti:

  • Rimozione dei diplomatici: Trump sta rimuovendo decine di ambasciatori di carriera (non solo quelli di nomina politica) per sostituirli con fedelissimi legati al “Project 2025”.
  • Vuoto di potere: questa mossa sta creando pericolosi vuoti diplomatici in aree strategiche (Africa, Est Europa), proprio mentre Russia e Cina aumentano la loro influenza nel Sud del mondo. I nuovi incaricati sarebbero giovani funzionari trumpiani privi della necessaria esperienza diplomatica.

In sintesi: Gaggi descrive un Presidente che, ignorando il calo di consensi e le norme internazionali, sta piegando le istituzioni, la flotta militare e il corpo diplomatico degli Stati Uniti al proprio gusto estetico e alla propria volontà di controllo assoluto.

24 dicembre 2025