Federico Fubini analizza, sul Corriere della Sera, l’esito del vertice di Bruxelles, definendolo un’occasione persa per l’Europa, nonostante alcuni passi avanti. Il punto centrale è la gestione degli aiuti all’Ucraina e il mancato utilizzo delle riserve russe.
I punti chiave dell’analisi sono:
- L’insufficienza degli aiuti: l’Eurobond da 90 miliardi di euro approvato per Kiev è giudicato una misura provvisoria e insufficiente. Fubini sottolinea che, con il blocco degli aiuti americani da parte di Trump, l’UE deve farsi carico quasi da sola delle spese militari e civili dell’Ucraina, che superano ampiamente la cifra stanziata se si guarda a un orizzonte di due anni.
- La strategia del “Whatever it takes” mancata: l’Europa avrebbe dovuto mobilitare subito almeno 200 miliardi (usando i beni russi congelati o i fondi residui di Recovery Fund e MES). Un segnale di forza avrebbe messo Putin alle strette: la Russia sta entrando in una crisi economica strutturale e dimostrare che l’Occidente può sostenere Kiev a lungo termine costringerebbe le élite russe a mettere in discussione l’ossessione bellica del dittatore.
- La rinuncia alle riserve russe: Fubini critica il passo indietro sul piano di utilizzare i beni russi congelati. Rinunciarvi ora dà l’impressione che le minacce di Putin e le pressioni di Trump abbiano avuto successo, rendendo l’Europa vulnerabile a futuri ricatti.
- I leader europei:
- Friedrich Merz (Germania): viene lodata la sua capacità di assumersi il costo politico dell’accordo, superando le resistenze interne e garantendo l’iniezione di risorse a Kiev.
- Meloni e Macron: vengono criticati per l’ostruzionismo sull’accordo commerciale con il Mercosur. Secondo l’autore, arroccarsi a difesa degli agricoltori (già ampiamente tutelati) impedisce all’Europa di aprirsi a un mercato di 300 milioni di persone, fondamentale per contrastare il protezionismo di Trump e l’aggressività cinese.
Conclusione: sebbene l’Europa abbia dimostrato di saper ancora agire collettivamente e aggirare i veti interni (come quelli di Ungheria e Slovacchia), rimane troppo timida. Per non apparire “debole e decadente” agli occhi di Trump e Putin, l’Unione Europea deve trovare il coraggio di usare tutte le “carte” a sua disposizione, sia economiche che politiche.
21 dicembre 2025





