Alessandro de Angelis ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui parla della evidente crisi del governo a guida Fratelli d’Italia. Eccone la sintesi.
Afferma de Angelis: “Mai si era vista una tale confusione, nemmeno ai tempi del pentapartito morente o dell’ottovolante gialloverde in orbita. Sulla manovra si chiuderà coi botti di Capodanno, degno finale dei fuochi d’artificio sparati in questi giorni. Neanche tanto a salve, con Giancarlo Giorgetti sfiduciato dal suo partito e costretto, ieri, a un pubblico dietrofront con confusione incorporata sulle ennesime nuove misure annunciate. Il vero ministro dell’Economia della Lega ormai è Claudio Borghi, impegnato a evitare la Caporetto sulle pensioni, in una manovra che è già un insuccesso tra rottamazione troppo “mini”, flat tax scomparsa dai radar e canone Rai bocciato“
1. La fine dell’egemonia di Giorgia Meloni
Il titolo “Fine della monarchia” (citazione di Marco Follini) indica il passaggio da un governo dominato dalla figura della “Regina” e dai suoi vassalli a una classica coalizione rissosa. Il clima politico attuale viene paragonato al caos del Pentapartito o del governo gialloverde, segnato da rinvii, incertezze e tensioni interne.
2. Il caos sulla manovra e il caso Giorgetti
De Angelis evidenzia la debolezza del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, apparso “sfiduciato” dal suo stesso partito (la Lega) e costretto a marce indietro confuse. In ambito domestico, il governo appare in difficoltà: tra rottamazioni deludenti e promesse mancate (flat tax, canone Rai), il vero baricentro economico della Lega sembra essersi spostato su figure come Claudio Borghi per difendere bandiere elettorali come le pensioni.
3. Il paradosso del sovranismo: forte fuori, debole dentro
Emerge un contrasto netto nell’azione della premier:
- Politica estera: Meloni si dimostra abile e “europeista”, riuscendo a ottenere aperture sugli eurobond grazie a una congiuntura favorevole e al posizionamento tattico di Orban.
- Politica interna: il governo appare ingolfato, vittima dei veti incrociati degli alleati.
4. Il ritorno di Matteo Salvini
L’elemento di maggiore rottura è la ritrovata centralità di Matteo Salvini, rinvigorito dall’assoluzione nel processo Open Arms e dal nuovo scenario internazionale (Trump-Putin).
- L’attacco a Giorgetti è letto come un segnale diretto a Meloni: la musica è cambiata.
- Salvini punta a tornare al “celodurismo” delle origini, abbandonando i dossier tecnici (Ponte, infrastrutture) per tornare ai suoi temi storici (sicurezza, porti chiusi), puntando esplicitamente a un ritorno al Viminale nel 2027.
5. L’instabilità di Forza Italia
Anche l’altro alleato, Antonio Tajani, vive un momento di fragilità, stretto tra le manovre interne alla “Real Casa” (la famiglia Berlusconi) e le ambizioni del governatore Occhiuto, che agisce come un “genio guastatore” in attesa di un possibile erede della dinastia Berlusconi.
21 dicembre 2025





