Mattia Feltri, su La Stampa, ha pubblicato un articolo in cui parla del grande problema della disaffezione verso la politica ma, più probabilmente, verso gli attuali politici. Sul tema del disincanto degli italiani verso la politica e l’astensionismo, tradizionalmente giustificato con la lamentela che “tanto non cambia niente” ognuno ha la sua personale interpretazione e ricetta.
Sostiene Feltri che la gente è disamorata e: ”lo si dice, in genere, calcando sullo scoramento di un popolo che è la sintesi di ogni virtù cui è toccata in sorte una classe politica che è la sintesi di ogni vizio. E il virtuoso le ha provate tutte! Monocolori, coalizioni, progressisti, conservatori, cattolici, laici, nazionalisti, secessionisti, populisti, tecnici ma, per quanto si industri e si ingegni, non riesce a darsi una rappresentanza all’altezza“
- Le premesse pessimistiche: l’autore parte da elementi di forte critica, come la trasformazione dei partiti in “piccole Ungherie” con leader autoritari (“piccoli Orbán”) e la progressiva sottrazione del potere legislativo al Parlamento da parte dei governi. Nonostante ciò, si può trovare un barlume di ottimismo.
- La critica alla “sacrosanta frustrazione”: Feltri mette in discussione l’idea che l’astensionismo sia una conseguenza ovvia della frustrazione di un popolo virtuoso con una classe politica viziosa. L’autore sottolinea che gli italiani hanno provato ogni tipo di governo e coalizione (monocolori, progressisti, conservatori, tecnici, ecc.) senza mai trovare una leadership “all’altezza” o “capace di ribaltare le cose”.
- Il cambio di prospettiva sull’indifferenza del voto: la tesi centrale dell’articolo è un rovesciamento del luogo comune. L’autore conclude che una democrazia è più in salute quando fa poca differenza votare per un candidato o per l’altro.
- La conclusione: questa “indifferenza” non è un fallimento, ma un segno che le regole e le istituzioni sono salde. In una vera democrazia non si dovrebbe andare a votare per “cambiare il mondo”, ma per “rafforzare il mondo che è già cambiato”.
In sostanza, Feltri suggerisce che l’apparente immobilismo politico, tanto criticato, è in realtà la cifra di un sistema stabile in cui l’alternanza non comporta uno stravolgimento radicale della vita dei cittadini.
25 novembre 2025





