Federico Fubini ha scritto sul Corriere della Sera un articolo in cui analizza la complessa partita diplomatica e finanziaria in corso sugli asset russi congelati dal G7, circa 300 miliardi di dollari (la maggior parte in Europa), e il tentativo del Cremlino di bloccare la proposta europea di usare almeno 140 miliardi di euro (161 miliardi di dollari) di questi fondi per finanziare l’Ucraina.
Afferma Fubini: ”Comunque finisca il negoziato sull’Ucraina, le reti familiari saranno decisive. Donald Trump ha voluto che agli incontri di Ginevra con gli europei e la delegazione di Kiev andasse anche Jared Kushner. Il genero del presidente è fuori dall’amministrazione, eppure in questa partita non è il solo a muoversi libero dai vincoli di un ruolo ben chiaro. Anche la ragione che spinge Vladimir Putin ad affidarsi a Kirill Dmitriev è legata alle famiglie di entrambi, più che alla sua funzione di manager pubblico: Dmitriev ha sposato Natalia Popova, una presentatrice tivù amica e partner in affari della seconda figlia del presidente russo, Katerina Tikhonova”.
Punti chiave della sintesi:
- Rischio Ucraina: se l’Europa trasferisse questi fondi a Kiev come anticipo sulle riparazioni, l’Ucraina potrebbe resistere per almeno altri due anni, compromettendo la capacità di Mosca di sostenere l’attuale intensità del conflitto, dato che l’economia russa è in difficoltà.
- Ruolo delle “Reti familiari”: la partita è giocata anche attraverso canali informali. Donald Trump ha coinvolto il genero Jared Kushner, mentre Vladimir Putin si affida a Kirill Dmitriev, la cui moglie è legata alla seconda figlia del presidente russo, Katerina Tikhonova.
- L’esca di Mosca (Dmitriev’s Proposal): per bloccare l’azione europea, Dmitriev ha elaborato un “piano di pace” per allettare Trump, suggerendo che:
- Gli USA potrebbero beneficiare dei “profitti” di 100 miliardi di dollari delle riserve congelate legati alla ricostruzione ucraina.
- I restanti 200 miliardi potrebbero lanciare un fondo cogestito tra Mosca e Washington.
- La trappola (l’ostacolo all’Europa): il vero obiettivo della proposta è intralciare i piani europei. Reinserendo la questione delle riserve nel negoziato con la Casa Bianca, Mosca rende meno probabile che l’Unione Europea decida in dicembre di inviare i fondi a Kiev. Si teme che Trump possa addirittura ricorrere a minacce (come i dazi) per forzare lo sblocco dei fondi.
- I negoziati sul campo: la trattativa non è vuota, ma il principale ostacolo per la pace resta la richiesta russa che l’Ucraina abbandoni i 5.000 chilometri quadrati del Donbass ancora sotto il suo controllo. Questa è considerata una concessione politicamente impossibile per il presidente Zelensky, che richiederebbe un cambio costituzionale e un referendum.
- Garanzie di Sicurezza: La riuscita di un accordo dipenderà dalla credibilità delle garanzie di sicurezza che USA ed Europa offriranno a Kiev, un tema reso difficile dal precedente delle mancate garanzie fornite nel 1994 in cambio del disarmo nucleare ucraino. 25 novembre 2025



