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Esteri

La tregua e la fiducia che manca

Giuseppe Sarcina, pubblica sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza gli ostacoli al piano di pace per Gaza proposto da Donald Trump, individuando nella mancanza di fiducia tra le parti il problema fondamentale.

Ecco una sintesi dei punti chiave:

1. La mancanza di fiducia e il problema Hamas

Il problema principale per la costruzione di un percorso di pace in Medio Oriente è la fiducia tra le parti. L’ostacolo maggiore è Hamas:

  • Nonostante l’organizzazione terroristica si sia impegnata a cedere le armi e a non partecipare al governo politico di Gaza, i diplomatici arabi e occidentali sono convinti che i miliziani svuoteranno solo parzialmente i loro arsenali e cercheranno comunque un ruolo nella struttura di governo (prova ne è il rastrellamento e l’uccisione di nemici palestinesi a Gaza).
  • Il piano Trump minaccia l’intervento americano per disarmare Hamas, ma senza specificare i dettagli (escludendo l’invio dei Marines).

2. La diffidenza di Trump e l’indebolimento dell’autorità palestinese

Il Presidente Trump non sta incoraggiando la crescita politica dell’Autorità Palestinese (ANP) guidata da Abu Mazen e non ha contatti con Ramallah. Questa diffidenza è motivata dal fatto che Trump assorbe e replica l’aperta ostilità nutrita da Benjamin Netanyahu.

Israele sta attivamente indebolendo la leadership palestinese con azioni concrete:

  • Mano libera ai coloni israeliani in Cisgiordania.
  • Ritenuta di 3,3 miliardi di dollari di imposte sulle merci (simili all’IVA) dovute all’ANP dall’aprile scorso.
  • Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha paralizzato l’economia palestinese ordinando alle banche di non convertire in Shekel le somme provenienti dagli istituti di credito della Cisgiordania, rendendo impossibile pagare stipendi e commerciare a livello internazionale.

3. Le Garanzie per il disarmo e l’impasse arabo

L’Autorità Palestinese deve prendere una posizione più netta sul disarmo di Hamas, i cui membri temono di essere colpiti una volta abbandonate le armi. La garanzia, tuttavia, è già prevista nel sesto punto del piano Trump, che assicura:

  • La grazia ai membri di Hamas che si impegneranno a coesistere pacificamente e a smantellare le armi.
  • Un passaggio sicuro verso paesi di accoglienza per chi desidera lasciare Gaza.

La formazione della “forza di stabilizzazione” a Gaza incontra difficoltà con i Paesi arabi:

  • Solo Azerbaigian, Indonesia e Pakistan si sono detti subito disponibili a inviare militari.
  • Paesi chiave come Egitto, Turchia e Qatar hanno richiesto che la missione sia coperta da un mandato dell’ONU, a causa della loro diffidenza nelle intenzioni di Netanyahu. Ciò comporta la necessità del consenso di Cina e Russia, superpotenze con diritto di veto.

4. La posizione europea

Le diplomazie europee hanno tentato di non escludere l’autorità palestinese dal futuro politico di Gaza e mirano a rilanciare la soluzione dei “due popoli, due Stati” (sostenuta dalla “Dichiarazione di New York” promossa da Macron e approvata dall’ONU). Tuttavia, Trump preferisce ignorare la questione allineandosi a Netanyahu.

21 ottobre 2025