Il processo si sviluppa in tre fasi (dopo un iniziale periodo piacevole di “corteggiamento” dove il gaslighter studia i punti deboli della vittima):
- Distorsione della comunicazione: La vittima non capisce il persecutore, disorientata da silenzi ostili e attacchi destabilizzanti.
- Tentativo di difesa: La vittima cerca strenuamente di instaurare un dialogo per far cambiare l’abusante, convinta che le sue capacità d’ascolto possano riuscirci.
- Discesa nella depressione: La vittima si convince della verità del manipolatore, si rassegna, diventa insicura e totalmente dipendente. In questa fase, il gaslighter viene spesso idealizzato.
Il Gaslighter e la Vittima
- Il gaslighter: È motivato dal forte desiderio di mantenere il controllo e vuole che la vittima non solo si zittisca, ma che accetti la sua visione. Non tollera critiche o disaccordi, soffre di un senso di vulnerabilità e mina l’autostima della vittima convincendola di essere troppo sensibile, difettosa e incapace di fidarsi dei propri giudizi.
- La vittima: Sperimenta profonda confusione, lottando tra la propria percezione e quella del gaslighter, al quale è emotivamente legata. Arriva a credere che i propri ricordi siano “immaginati,” con gravi conseguenze sull’autostima, sentendosi inadeguata, stupida o “pazza,” ma vedendo paradossalmente nell’aggressore una “fonte di autorità” per la crescita personale.
Uscita dall’Abuso
È difficile ammettere e accorgersi di essere manipolati. I campanelli d’allarme includono l’essere sempre d’accordo con il manipolatore e rinunciare a esprimere la propria opinione. Uscire da questa relazione tossica richiede un lungo percorso di supporto per ricostruire l’autonomia, la capacità di giudizio e la propria autostima.
15 ottobre 2025
2. Fine


