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Esteri

Il maccartismo dell’amministrazione americana

Nel panorama politico e sociale degli Stati Uniti, in particolare sotto l’attuale amministrazione, molti osservatori e analisti hanno effettivamente sollevato preoccupazioni riguardo a una “vena di maccartismo” dell’amministrazione Trump. Questo termine si riferisce alla “caccia alle streghe” contro i presunti comunisti condotta dal senatore Joseph McCarthy negli anni ’50, caratterizzata da accuse infondate, diffidenza generalizzata e violazione dei diritti civili.

Ecco un riassunto delle dinamiche che richiamano il maccartismo nell’attuale contesto americano:

1. La caccia al “nemico interno”:

  • Accuse e demonizzazione: si è assistito a un linguaggio politico che etichetta gli oppositori e i dissidenti come “nemici del popolo”, “traditori” o “anti-americani”. Questo crea un clima di sospetto e intolleranza, simile a quello che a suo tempo si scatenò contro i sospetti comunisti.
  • Dissenso non tollerato: chi dissente pubblicamente dalle politiche o dalla figura dell’amministrazione viene spesso preso di mira e sottoposto a campagne di intimidazione e delegittimazione, spesso attraverso i social media e l’uso di piattaforme mediatiche a orientamento politico. Un esempio recente riguarda l’ex direttore dell’FBI James Comey, che è stato oggetto di sorveglianza da parte del Secret Service per un post sui social media interpretato come una minaccia velata.

2. La repressione del dissenso:

  • Azione contro le università: le università, tradizionalmente luoghi di libero pensiero, sono diventate un bersaglio. Ci sono stati casi in cui l’amministrazione ha accusato alcuni atenei di “ospitare l’antiamericanismo”, con il rischio di subire ritorsioni economiche e pressioni per epurare professori o studenti critici. Questo è visto come un attacco al pluralismo e alla libertà accademica.
  • Iniziative contro i movimenti sociali: documenti strategici, come il “Progetto Esther”, suggeriscono una strategia mirata a “smantellare” e “annientare” i movimenti pro-palestinesi, considerati parte di una “rete globale di supporto ad Hamas”. Tale approccio, che prevede l’uso di campagne di intimidazione, diffamazione e azioni legali, ha sollevato allarmi per la sua somiglianza con i metodi repressivi del maccartismo.

3. La polarizzazione estrema:

  • Verità non condivisa: la società americana è sempre più polarizzata. La fiducia nelle istituzioni, nei media e nella scienza è in declino. Ogni schieramento vive in una “bolla informativa”, dove le notizie sono filtrate per confermare le proprie convinzioni. Questo rende il dialogo e la cooperazione tra le fazioni politiche sempre più difficili e favorisce la diffusione di teorie del complotto e la demonizzazione dell’avversario.
  • Lotta senza esclusione di colpi: l’arena politica si è trasformata in una “battaglia senza esclusione di colpi”, dove il fine giustifica i mezzi e l’avversario non è più un contendente politico, ma una minaccia esistenziale.

In sintesi, mentre il contesto storico è diverso, la dinamica della “caccia al nemico interno”, la delegittimazione del dissenso e l’uso del linguaggio della minaccia per reprimere l’opposizione sono elementi che hanno spinto molti a paragonare l’attuale clima politico statunitense a una forma moderna di maccartismo. Questo fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di crescente polarizzazione sociale e politica che sta mettendo a dura prova il tessuto democratico degli Stati Uniti.

19 settembre 2025