Ecco un riassunto dell’editoriale del professor Sergio Fabbrini apparso su “Il Sole 24 Ore”.
L’articolo sostiene che l’incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, sebbene apparentemente privo di accordi concreti, ha in realtà un unico vincitore: il presidente russo. Questa conclusione si basa su tre considerazioni principali:
- Trattativa simbolica: L’incontro ha rafforzato il potere interno di Putin, che è stato trattato come un grande leader da Trump, nonostante il mandato di arresto emesso nei suoi confronti dalla Corte Penale Internazionale. Putin ha ottenuto una legittimazione internazionale a basso costo, limitandosi a confermare le tesi di Trump (come l’assenza di ingerenze russe nelle elezioni del 2016 e la presunta frode elettorale del 2020), rafforzando così il proprio status e la propria criminalità.
- Trattativa geopolitica: Anche su questo fronte, Putin ne è uscito avvantaggiato. Ha rifiutato la proposta di cessate il fuoco, sostenendo che l’invasione dell’Ucraina proseguirà fino a quando non verranno riconosciute le “ragioni” russe, ovvero che l’Ucraina deve tornare nella sfera russa. L’articolo sottolinea che questa visione è basata su un’ideologia nazionalista-imperiale condivisa anche da Trump, il cui obiettivo non è contrastare Putin, ma piuttosto costruire un mondo dominato da tre grandi potenze (USA, Russia, Cina), a scapito del diritto e della libertà dei cittadini.
- Assenza dell’Europa: L’incontro si è svolto senza la partecipazione dell’Ucraina e dell’Europa, relegando quest’ultima a un ruolo marginale. Sebbene alcuni leader europei abbiano mostrato coordinamento e disponibilità a garantire la sicurezza dell’Ucraina, l’articolo evidenzia la debolezza strutturale dell’Europa, che continua a dipendere dalla NATO e quindi dagli Stati Uniti. È Trump a decidere il destino dell’Ucraina, non gli europei. Questa debolezza strategica dell’Europa va a esclusivo vantaggio di Putin, rendendo il mondo ancora più ingiusto.
In sintesi, l’articolo conclude che il vertice di Anchorage non è stata una “tragicommedia” shakespeariana con un lieto fine, ma una situazione che ha consolidato la posizione di Putin e l’ha reso ancora più incontrollabile, a meno che l’Europa non riesca a liberarsi della sua debolezza.
17 agosto 2025




