Articolo realizzato con Ai
Certamente, ecco una sintesi dell’editoriale di Claudio Cerasa, “Contro i giornali parassiti delle procure”, basato sull’intervista a Michele Serra.
L’editoriale del direttore del Foglio, Claudio Cerasa, si concentra sul ruolo del giornalismo e della politica di fronte alle inchieste giudiziarie, prendendo spunto dalle recenti e coraggiose riflessioni di Michele Serra, pubblicate sulla sua “Amaca” di Repubblica. Cerasa e Serra criticano aspramente la tendenza a trasformare le indagini giudiziarie in processi mediatici, con i giornalisti che spesso diventano “buca delle lettere delle carte delle procure”, rinunciando alla loro funzione critica e indipendente.
Le lezioni non apprese di Tangentopoli
Serra sottolinea come, a trent’anni da Tangentopoli, molti giornalisti e politici non abbiano ancora imparato le conseguenze negative di un eccessivo attivismo giudiziario. Affidarsi alla magistratura per cambiare le classi dirigenti, secondo Serra, equivale a “rinunciare a fare politica”. Il riferimento è chiaramente all’attuale inchiesta milanese e al “processo al modello Milano”, dove una stagione di sviluppo urbano viene presentata come un sistema criminale.
Il parassitismo dei media e il problema del linguaggio
Uno dei punti centrali dell’intervista è il “parassitismo” dei giornali nei confronti delle procure. Serra evidenzia come l’apertura di un’inchiesta sia certamente una notizia, ma vada trattata con documentazione accurata e senza avere le carte dell’accusa come unica fonte. Critica aspramente il linguaggio utilizzato da molti media, con titoli “urlati, ammiccanti o calunniosi” e cronache che ingigantiscono dettagli per dipingere un’immagine di “umanità ingorda, degenerata e disposta a qualunque cosa pur di arricchirsi”.
Politica, giustizia sociale e criminalizzazione del profitto
Serra analizza la debolezza della politica, sia di destra che di sinistra, nel riaffermare la propria centralità rispetto alla magistratura. Sottolinea come le inchieste giudiziarie debbano occuparsi di responsabilità individuali, non di fenomeni sociali o giudizi etici. La tentazione di molti inquirenti di porsi come “sociologi o interpreti dell’epoca” è forte, ma Serra ribadisce che il loro compito è accertare i reati, non emettere giudizi morali o fornire spunti per dibattiti sulla giustizia sociale.
Viene anche affrontato il tema della criminalizzazione del “modello Milano” e, più in generale, della logica del profitto. Serra ammette che il “modello Milano” ha portato sviluppo e ricchezza, e che spetta alla magistratura stabilire se siano stati commessi reati individuali, distinguendo tra l’arricchimento personale e l’agire per il bene pubblico.
Le intercettazioni irrilevanti e la responsabilità del giornalista
Un aspetto particolarmente delicato trattato da Serra è la pubblicazione delle intercettazioni penalmente irrilevanti. Si chiede perché i giornalisti non riescano a farne a meno e perché non esercitino la loro autonomia e responsabilità nel proteggere la privacy dei cittadini. Serra è netto: pubblicare intercettazioni di nessun interesse giudiziario (nove su dieci, a suo dire) non è obbligatorio, è facoltativo. L’alibi “ma è nelle carte” è solo una scusa. I giornalisti, come i magistrati, hanno il potere di incidere sulla vita delle persone e non dovrebbero far finta di non saperlo.
La sinistra e il garantismo dimenticato
Infine, Serra critica duramente la sinistra per aver “regalato” il garantismo alla destra. Sebbene la difesa dell’autonomia della magistratura sia sacrosanta, la sinistra ha colpevolmente dimenticato i diritti dei cittadini, compresi molti suoi sindaci ingiustamente inquisiti e poi assolti. La difesa del garantismo non dovrebbe essere una bandiera di parte, ma una questione di libertà e dignità della persona.
In sintesi, l’editoriale di Cerasa, attraverso le parole di Serra, lancia un forte appello a un giornalismo più autonomo e responsabile, capace di resistere alle tentazioni del circo mediatico-giudiziario e di evitare di diventare un mero megafono delle procure, riaffermando al contempo la necessità di una politica più forte e capace di progettualità, lontano dalla tentazione di usare la magistratura per regolare i propri conti interni o per sopperire alla propria assenza di visione.
23 luglio 2025





