Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, pubblica un articolo in cui tratta degli argomenti di discussione in tutti i salotti italiani e non..
Il giornalista analizza la polarizzazione del dibattito pubblico, partendo dagli Stati Uniti, dove il confine tra “free speech” (libertà di parola) e “hate speech” (discorso d’odio) è diventato sempre più labile. Polito sottolinea che, in questo clima, la distinzione spesso si basa sulla semplice appartenenza: ciò che dicono i “miei amici” è libertà di parola, mentre ciò che dicono i “miei nemici” è odio. L’autore usa l’esempio dell’omicidio di Charlie Kirk, una figura di spicco del movimento MAGA, per illustrare come ogni fazione interpreti i fatti in base alla propria narrazione predefinita, creando una realtà fatta di “fatti alternativi”.
Gli Usa e noi. I giudizi si polarizzano ma la possibilità di dire ciò che pensiamo è uni sono gli altri
bene che non può essere sperperato. È come ai tempi delle guerre di religione: gli eretici sono sempre gli altri. La destra dice: hanno ucciso Charlie Kirk, eroe Maga e uomo libero, perché senza peli sulla lingua smontava i tabù del politicamente corretto.
Polito critica l’ipocrisia di alcuni esponenti politici, come l’ex vicepresidente J. D. Vance, che da un lato denunciano la repressione della libertà di parola in Europa, ma dall’altro non esitano a minacciare ritorsioni contro i media ostili, non appena si trovano al potere.
L’autore si chiede come evitare che anche l’Italia precipiti in un simile disastro culturale. La sua risposta si concentra su un punto chiave: l’importanza dell’“audience” (il pubblico). Non conta solo ciò che viene detto, ma soprattutto come viene ascoltato e interpretato. Purtroppo, anche in Italia, il dibattito pubblico è sempre più dominato dal moralismo e si basa su due sole frequenze: l’indignazione e l’intrattenimento, l’invettiva e la satira. Non c’è più spazio per un’opinione semplicemente “diversa”, e chi la esprime viene liquidato come “prezzolato” o “disinformato”.
Per Polito, il modo per contrastare questa deriva è quello di spezzare il duopolio invettiva/satira, ridando dignità all’argomentazione e al giornalismo indipendente. È fondamentale riscoprire una pedagogia del pubblico che torni a valorizzare il contraddittorio come pilastro della democrazia, l’unico sistema in cui è possibile sperare di convincere chi non la pensa come noi.
In conclusione, l’editoriale lancia un monito: la deriva moralistica e indignata della vita pubblica rischia di farci dimenticare che la libertà di parola è un bene prezioso, non scontato, e non può essere sprecato a vantaggio dell’odio.
20 settembre 2025





