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La guerra ibrida anticipa la violenza

Paolo Mieli ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui, partendo dall´analisi del saggio di Gastone Breccia (Né guerra né pace. L’era dei conflitti ibridi, il Mulino) e sui contributi di diversi studiosi osserva che già nel 432 a. C. il decreto con cui Atene sanzionava Megara, alleata di Sparta, accelerò lo scontro armato. Oggi fake news e attacchi informatici generano tensioni che potrebbero sfociare in rovina perchè tollerare attriti costanti non garantisce la pace. I cittadini, osserva l’autore, non hanno percezione dei pericoli esterni e sono riluttanti a dare il loro contributo alla difesa comune.

Scrive Mieli: “ Prepariamoci: dopo la guerra ibrida verrà, se saremo fortunati, la pace ibrida. Questo ci spiega, con ampi riferimenti ad un passato anche remoto, un illustre studioso di Storia bizantina e Storia militare antica, Gastone Breccia, in Né guerra né pace. L’era dei conflitti ibridi di imminente pubblicazione per i tipi de il Mulino. Ogni giorno di ogni settimana di ogni mese dell’anno noi europei siamo sotto attacco, constata Breccia. Quasi sempre «riusciamo a parare i colpi», raramente «siamo in grado di individuare l’aggressore», quasi mai «puntiamo il dito contro i responsabili». Siamo «bersaglio di azioni ostili che non sono ancora guerra nel senso tradizionale del termine ma non sono più la pace a cui eravamo abituati e a cui sarebbe legittimo aspirare». Le allusioni implicite o esplicite alla guerra d’aggressione russa all’ucraina sono molteplici. E molteplici sono anche i riferimenti alla situazione in cui è venuta a trovarsi l’europa negli ultimi cinque anni. Laddove a Breccia appare chiaro che «noi europei, nonostante tutto ancora ricchi, liberi e felici, se paragonati a nove decimi della popolazione mondiale, ci sbandiamo alla sola prospettiva di dover combattere non per proteggere il nostro castello assediato, ma per fare in modo che le conquiste di secoli, costate lacrime e sangue alle generazioni che ci hanno preceduto, vengano trasmesse a chi verrà dopo di noi. Anche oltre i nostri confini. Non tradite e dimenticate in una nuova epoca dominata dalla forza e non dal diritto».

E prosegue: “Da tremila anni (ma anche da prima) l’arma sempre più sofisticata di ogni conflitto è quella in grado di produrre un’alterazione della percezione comune della realtà. E oggi? Ogni giorno «siamo bersagli più o meno consapevoli di manovre ostili basate sulla disinformazione ed è sempre più difficile distinguere il vero dal falso nella messe di notizie che ci raggiungono». Notizie «rese ancora più insidiose dalle possibilità di manipolazione visiva e sonora garantite dai programmi di intelligenza artificiale». La confusione informativa è diventata uno degli elementi strutturali dei nostri tempi. Non si tratta semplicemente della diffusione di notizie false o di voci isolate, scrive Eleanor K. Bradford in Le guerre ibride. Armi invisibili, impatti reali. Il conflitto che ridefinisce il XXI secolo (L’oliveto Publisher). Bensì «di un ecosistema di manipolazione che disorienta le società, genera incertezza permanente e indebolisce la capacità collettiva di distinguere tra verità, propaganda e interpretazioni interessate». In questo contesto, scrive Bradford, «l’informazione smette di essere una risorsa per la deliberazione democratica e si trasforma in un’arma strategica capace di modellare percezioni, indurre comportamenti e frammentare i consensi sociali fondamentali». La quantità, aggiunge Breccia, «uccide la qualità, producendo un rumore di fondo e una nebbia in cui i fatti essenziali, e i rapporti accertati di causa-effetto, rischiano di perdersi a vantaggio di opinioni infondate, ripetute più spesso o più ad alta voce di altre, prevalentemente sostenute con appropriati investimenti da una delle parti in lotta».

Per concludere: “Le nuove sofisticate tecnologie «nutrono l’illusione di conflitti asettici, scientifici e soprattutto a rapida conclusione», scrive Alessandro Arduino in La guerra è cambiata. Droni, Ai e mercenari (Einaudi). Oggi, prosegue Arduino con un evidente riferimento al celeberrimo libro di Cristopher Clark I sonnambuli. Come l’europa arrivò alla Grande Guerra (Laterza), «il ciclo storico che nel Medioevo e nel Rinascimento occidentale vedeva i mercenari come protagonisti essenziali di ogni conflitto è tornato drammaticamente attuale». Tuttavia «le sue profonde implicazioni geopolitiche — che vanno ben oltre le immediate preoccupazioni per la sicurezza — restano ancora in gran parte sottovalutate». Sicché, afferma Arduino riprendendo concetti e parole usate da Clark, «ci muoviamo come sonnambuli pigri, vittime di un’inerzia che ci spinge a scegliere l’escalation della violenza, senza riflettere sulle sue conseguenze». Pronti a innescare nuovi scontri con la stessa disinvoltura con cui «ignoriamo la pace». Ma davvero il problema sta nel fatto che ignoriamo la pace? E in che senso la ignoriamo?”.

Il tema centrale: viviamo in un conflitto permanente

L’Europa si trova immersa in una guerra ibrida quotidiana, fatta di attacchi informatici, manipolazioni e disinformazione. Non si tratta più della pace a cui siamo abituati, ma di un attrito costante che spesso non riusciamo neppure a individuare o ad attribuire a un aggressore preciso. Secondo l’analisi, questo stato di cose non è una condizione stabile, ma l’anticamera di una violenza aperta: la fase ibrida è l’ouverture che, se non gestita, prelude a lutti e rovine.

I punti chiave dell’analisi

  • Il precedente storico (il “decreto megarese”): già nell’antichità (nel 432 a.C.), Atene colpì la città di Megara (alleata di Sparta) con sanzioni economiche e giuridiche per fiaccarne la coesione senza scatenare una guerra formale. L’obiettivo strategico era saggiare la forza degli avversari in vista di un conflitto inevitabile. Allo stesso modo, oggi le azioni ibride servono a logorare il nemico e ad arrivare a un’eventuale guerra aperta in condizioni di vantaggio.
  • La fabbrica della disinformazione e il “vuoto cognitivo”: grazie anche all’intelligenza artificiale, l’informazione è diventata un’arma strategica. La mole incontrollata di notizie false e manipolate crea confusione, distrugge la nozione di verità pubblica e genera un “vuoto cognitivo” in cui i fatti lasciano spazio a pregiudizi ed emozioni, paralizzando le democrazie. Mancano ancora strumenti di verifica di massa paragonabili al metodo introdotto nel Seicento da Jean Mabillon per i documenti storici.
  • L’illusione della sicurezza e i “sonnambuli”: non essendoci colonne corazzate ai confini o esplosioni tradizionali, i cittadini europei non percepiscono il pericolo reale. Questo genera riluttanza a contribuire alla difesa comune e fa sì che la popolazione viva come “sonnambuli” (citando Christopher Clark), ignorando sia la fragilità della pace sia le conseguenze di un’escalation.
  • Le diverse facce della minaccia:
    • Ciberattacchi e logoramento: infrastrutture che degradano a intermittenza ed economie messe sotto pressione (Alessandro Curioni).
    • La negazione della realtà: la principale arma dei nuovi conflitti è convincere la popolazione che la guerra ibrida non esista (Arturo Di Corinto).
    • Il ritorno dei mercenari e dei conflitti asettici: le nuove tecnologie nutrono l’illusione di guerre rapide e scientifiche, sottovalutandone le reali implicazioni geopolitiche (Alessandro Arduino).

Conclusione

La tesi di fondo è un severo avvertimento: tollerare il logoramento quotidiano sperando che rimanga un “fastidio cronico” è un grave errore. La guerra ibrida è il preludio dell’uso della forza militare (come dimostra il caso della Russia con l’Ucraina o i possibili scenari futuri tra Cina e Taiwan). L’Europa deve risvegliarsi dal proprio torpore per evitare che il risveglio tardivo porti a conseguenze irreparabili.

3 novembre 2026