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Il mito entra anche nella Treccani Riva, il campione che disse no ai miliardi

Stefano Mancini ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale scrice che nella Treccani entro il mitico Rombo di Tuono, ossia il grande Gigi Riva, il campione che seppe dire no ai miliardi delle grandi società di Milano e Torino.

Scrive Mancini: “Tre anni dopo la scomparsa, Gigi Riva entra nella collana dei “Miti Italiani” della Treccani, che gli dedica un volume per raccontare la vita e le imprese di un uomo diventato molto più di un simbolo. Perché Rombo di Tuono non è stato soltanto il sinistro più potente del calcio italiano, il trascinatore del Cagliari dello storico scudetto del 1970 e il bomber della Nazionale. È stato soprattutto un uomo capace di dire no ai miliardi di lire che le grandi squadre del nord gli offrivano pur di restare fedele alla Sardegna. Una scelta controcorrente che, a distanza di anni, continua a raccontare la sua grandezza”.

E prosegue: “Luigi “Gigi” Riva, fortissimo di testa, calciava praticamente solo con il piede sinistro, ma con quello, al volo, da fermo o in acrobazia, ha segnato reti che sono passate alla storia del calcio. In famiglia non amava rievocare gol o partite. I momenti più sereni e luminosi vissuti con i figli erano legati alla semplicità, al campo di calcio fatto allestire da papà Gigi per giocare con i figli Mauro e Nicola. Era uno dei primi campetti in erba sintetica visti in Italia. Eppure di racconti ne avrebbe avuti. Al Cagliari dei record di Manlio Scopigno vinse lo scudetto del 1970, evento eccezionale per una squadra provinciale, in Nazionale fu campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo due anni dopo in finale contro il grande Brasile di Pelé.”.

Per finire: “Gigi Riva è stato celebrato oltre la potenza del suo tiro: è divenuto idolo per quel tenace attaccamento al Cagliari che toccava la vena più segreta di ogni appartenenza». Colpiscono «la fedeltà a una vocazione, non a un mestiere. In un’intervista a Monaco, nel 2005, disse: “Io avrei pagato per giocare al calcio, mentre ero pagato”. Ecco, tutto qui il fascino della storia di Gigi Riva: la fedeltà, incrollabile, a una vocazione, a una Regione, a un sogno». A un mondo che concludeva i contratti con una stretta di mano o su una tovaglia di carta: «Per questo il suo mito rimane intatto”.
 

L’articolo racconta l’ingresso di Gigi Riva nella collana Miti Italiani della Treccani, a tre anni dalla sua scomparsa, come riconoscimento non soltanto delle sue straordinarie imprese sportive, ma soprattutto dei valori umani che hanno caratterizzato la sua vita.

Il cuore della storia di Riva è la sua fedeltà assoluta alla Sardegna e al Cagliari. Nonostante le ripetute e ricchissime offerte delle grandi squadre del Nord, in particolare della Juventus, Riva rifiutò sempre il trasferimento, giudicandolo quasi un tradimento nei confronti dei sardi. Una scelta controcorrente, soprattutto se confrontata con il calcio moderno, nel quale il denaro e il prestigio spesso prevalgono sul senso di appartenenza.

L’articolo ripercorre anche la sua carriera sportiva: protagonista dello storico scudetto del Cagliari nel 1970, campione d’Europa con la Nazionale nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970. Soprannominato Rombo di Tuono da Gianni Brera per la potenza del suo tiro, fu un attaccante formidabile, capace di segnare gol memorabili nonostante una carriera interrotta prematuramente da gravi infortuni.

Ma al di là dei successi, emerge il ritratto di un uomo riservato, schivo e poco incline alla celebrazione di sé. Orfano e segnato da un’infanzia difficile, trovò in Sardegna una seconda famiglia, un ambiente nel quale sentirsi accolto e al quale rimase legato fino alla morte, avvenuta a Cagliari il 22 gennaio 2024.

Il suo rapporto con il calcio era autentico e quasi vocazionale: come ricordò in un’intervista del 2005, avrebbe persino pagato per poter giocare, anziché essere pagato. Un’affermazione che sintetizza il suo modo di intendere lo sport: una passione prima ancora che una professione.

Il messaggio centrale

Gigi Riva è diventato un mito non soltanto per i gol, i record e i trofei conquistati, ma per aver dimostrato che esistono valori che non hanno prezzo: la fedeltà, l’identità, il senso di appartenenza e il rispetto della propria parola.

La sua grandezza risiede proprio nell’aver anteposto un legame umano e territoriale a un’opportunità economica straordinaria. Per questo la sua figura supera i confini del calcio e diventa patrimonio della memoria collettiva italiana.

In una frase: Gigi Riva è stato un campione che ha lasciato un segno indelebile non solo per ciò che ha fatto in campo, ma soprattutto per ciò a cui non ha mai rinunciato fuori dal campo: i suoi valori e il suo amore per la Sardegna.

3 novembre 2026