Anna Maria Angelone ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui denuncia che l’estensione della Flat Tax privilegia chi guadagna oltre 90mila euro. Ma l’80% degli autonomi resta fuori. Forse il governo non se ne è reaso conto del pasticcio combinato a danno dei piccoli contribuenti Iva.
Scrive infatti Angelone: “ Già, perché guardando i redditi dichiarati dai titolari di partita Iva forfettaria, circa otto contribuenti su dieci in questo regime non superano i 50 mila euro annui. Anzi, quasi uno su due arriva fino a 20 mila. E, in questa prima fascia, 72.374 soggetti non dichiarano nulla. E dunque: a chi giova l’innalzamento della “flat tax” a 115 mila euro prevista nella manovra finanziaria? Stando al testo bollinato, l’estensione del regime dagli 85 mila euro attuali a 115 mila segue un trattamento distinto fra imposte sui redditi e sull’Iva. Per non scontrarsi con il limite comunitario per le agevolazioni Iva, fissato a 85 mila euro, si è messo a punto un articolato compromesso: chi supera questa soglia ma resta entro i 100 mila euro versa l’Iva ma rinviata al 2028. Chi incassa più di 100 mila euro restando entro i 115 mila, paga l’Iva ma conserva i benefici del forfait per l’anno d’imposta (uscendone l’anno dopo). Mentre solo chi supera i 115 mila euro perde subito la tassazione agevolata e rientra nell’Irpef ordinaria. Secondo le stime, l’aumento della soglia a 115 mila euro potrebbe attrarre altre 41 mila partite Iva”.
E prosegue: “Stregati dal “bengòdi” dei vantaggi offerti, ma non per tutti. Il forfettario sostituisce Irpef, esonera da addizionali regionali e comunali, non prevede l’obbligo di tenere scritture contabili. Inoltre, non si è soggetti all’Irap, all’Iva a fronte di un’imposta fissa al 15% (se si apre la partita iva cambiando lavoro, nei primi cinque anni di attività si abbassa al 5%). Ai ricavi o compensi incassati si applica un coefficiente di redditività, variabile in base all’attività: per i professionisti è il 78%, per il commercio il 40%. Il resto si considera assorbito dai costi.Quanto il risparmio con la flat tax a 115 mila euro?”.
Per concludere: “Le simulazioni effettuate su profili di libero professionisti o consulenti (ipotizzando codici Ateco con coefficiente di redditività al 78% e iscritti alla gestione separata Inps) mostrano un congruo gruzzoletto rispetto alla tassazione odierna. Al netto del nodo dell’Iva, il beneficio aumenta progressivamente e regala 7.186 euro a chi incassa ricavi o compensi di 90 mila euro annui, 7.994 euro a 95 mila e 8.492 euro a 100 mila. Ma il guadagno può lievitare a seconda dell’attività e degli oneri previdenziali (deducibili) e, come segnalato dalla Cgil, si può arrivare a 10 mila euro in più in tasca. Dentro il calderone delle partite Iva, però, c’è anche chi è figlio della precarizzazione del mercato del lavoro. Un recente dossier di NidiL-Cgil ha fotografato oltre un milione fra collaboratori (come operatori di call center) e titolari di partita Iva “esclusiva”, ovvero senza altra fonte di reddito, con compensi insufficienti alle necessità delle spese quotidiane e talmente magri da non coprire un anno di contribuzione previdenziale. E per questi lavoratori, non ci sono sollievi”.
1. Il paradosso e la platea della Flat Tax
- A chi giova l’estensione: l’innalzamento della soglia del regime forfettario da 85 mila a 115 mila euro approvato nella manovra beneficia principalmente i redditi alti (oltre i 90 mila euro), lasciando fuori circa l’80% degli autonomi.
- Distribuzione dei redditi: circa 8 contribuenti su 10 nel regime forfettario non superano i 50 mila euro annui, quasi 1 su 2 incassa fino a 20 mila euro, e 72.374 soggetti in questa prima fascia non dichiarano nulla.
- Nuovi ingressi: si stima che la soglia a 115 mila euro possa attrarre ulteriori 41 mila partite IVA.
2. Meccanismo tecnico e gestione dell’IVA
Per evitare conflitti con il limite comunitario sull’IVA (fissato a 85 mila euro), il testo della manovra introduce un compromesso:
- Tra 85 mila e 100 mila euro: si versa l’IVA, ma con rinvio al 2028.
- Tra 100 mila e 115 mila euro: si paga l’IVA mantenendo i benefici del forfettario per l’anno d’imposta in corso (uscendone l’anno successivo).
- Oltre i 115 mila euro: si perde immediatamente il regime agevolato e si rientra nell’IRPEF ordinaria.
3. Impatto sulle casse dello Stato e crescita delle partite IVA
- Costi e minor gettito: la Corte dei Conti evidenzia che i costi per l’erario sono aumentati costantemente (da -2,7 miliardi nel 2022 a -3,4 miliardi stimati per il 2024 e 2025). Le valutazioni ex post hanno mostrato un minor gettito superiore alle attese (-495 milioni nel 2024 e -315 milioni nel 2025), a causa dell’effetto sottostimato sui contribuenti già agevolati.
- Bum di adesioni: le partite IVA forfettarie sono passate da 1,63 milioni nel 2019 ad oltre 2 milioni nel 2024 (+24,7%), rappresentando ormai la metà delle oltre 4 milioni di partite IVA totali in Italia.
4. Identikit dei contribuenti e vantaggi fiscali
- Chi sono: il 50% dei nuovi iscritti è under 35, ma aumentano anche gli over 50. In testa per numero di adesioni ci sono gli studi legali (7,4%), seguiti da sanità privata, settore tecnico-edilizio, architetti, ingegneri e consulenti (massima concentrazione in Lombardia, Lazio, Campania e Piemonte).
- I benefici: tassazione fissa al 15% (ridotta al 5% nei primi 5 anni per le nuove attività), esenzione da IRPEF, addizionali, IRAP, IVA e tenuta delle scritture contabili. L’imposta si calcola sul coefficiente di redditività (es. 78% per i professionisti, 40% per il commercio).
5. I guadagni per i redditi alti e l’altra faccia della medaglia
Il risparmio economico: le simulazioni indicano che con la soglia a 115 mila euro il guadagno netto aumenta con il reddito: +7.186 euro a 90 mila euro, +7.994 euro a 95 mila e +8.492 euro a 100 mila, fino a picchi di 10.000 euro in più in tasca (secondo stime CGIL).
I lavoratori precari dimenticati: Restano esclusi dai benefici oltre un milione di collaboratori e titolari di partita IVA “esclusiva” (come gli operatori dei call center) che percepiscono compensi talmente bassi da non coprire nemmeno un anno di contribuzione previdenziale.





