Giovanni Turi ha pubblucato su La Stampa un articolo in cui scrive della concreta possibilità che sia alle porte una stangata d’inverno. In Italia la corsa dell’inflazione non si arresta. L’Istat è chiara: più 5,4% su base annua ad ottobre, ai livelli di ottobre 2023. Indomita la tenaglia dei prezzi dei beni energetici con l’impennata delle tariffe del mercato regolamentato dal +25,8 al 59,5%.
Sostiene Turi: “La prima nota dolente sono le bollette. In questo ultimo trimestre dell’anno, quella elettrica per i circa 3 milioni di clienti vulnerabili sale del 37,3% rispetto al periodo luglio-settembre. Tra le cause ci sono le attese di prezzo all’ingrosso (Pun) più elevati. Con il mese di luglio che ha toccato il top da marzo 2023. Il prezzo complessivo dell’energia elettrica, per un consumo annuo di 2.700 kWh, è di 42,2 euro, riporta l’autorità. Un dato che rispolvera gli echi dei primi tre mesi del 2023. Eppure, sulla partita bollette, «chi ha stipulato un contratto a prezzo fisso potrà essere tutelato da ulteriori ed eventuali rincari – sottolinea Benedettini -. Ma il verificarsi e l’entità di possibili aumenti dipenderà molto anche dalle temperature, e quindi dai consumi di gas, e dalla disponibilità di produzione elettrica rinnovabile». Gli stoccaggi italiani reggono: sono quasi al 92%. Ma i depositi tedeschi in affanno, oltre alla richiesta crescente della materia prima, accendono più spie. «Il Nord Europa è ai minimi storici – chiarisce Carlo Stagnaro, economista dell’Istituto Bruno Leoni -. Nel complesso, consumiamo meno gas, ma 100 euro al megawattora è da inquadrare come elevato». Non a caso, l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis stima che l’Ue potrebbe dover ridurre la propria domanda di gas per l’inverno del 7% su base annua. Mentre coprire il deficit di stoccaggio senza abbatterla comporterebbe una spesa di 3 miliardi di euro”.
E prosegue: “C’è anche un fattore cibo da tenere a mente. Il food price index della Fao di settembre è sui livelli di novembre 2022. L’indice per i cereali è di 122,8 punti, +18% dall’anno precedente. I blocchi logistici e commerciali sul Mar Nero hanno fatto schizzare i prezzi del grano. Quelli del mais ai massimi da tre anni. Ma non è tutto, visto che anche gli oli vegetali sono sotto pressione. In costante aumento da luglio 2022. Il tutto è legato a un olio di palma tanto desiderato, quanto costoso. Senza dimenticare il nodo della siccità nell’area del Sud-est asiatico. I fenomeni meteorologici, peraltro, stanno diventando via via più connessi all’energia stessa. «In Europa i meteorologi si aspettano temperature sopra le media e relativamente alte fino a dicembre – dice Stagnaro -. Non escluderei, quindi, ribassi sul prezzo del gas. Da capire, comunque, la variabile El Niño».
L’articolo evidenzia il rischio di una nuova ondata di rincari durante l’inverno, provocata soprattutto dalle conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente e dall’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche.
1. Energia e bollette: il problema principale
L’inflazione in Italia raggiunge il 5,4% su base annua a ottobre, tornando ai livelli dell’ottobre 2023.
I rincari più significativi riguardano:
- Energia elettrica: aumento delle tariffe, con una crescita del 37,3% nell’ultimo trimestre per circa 3 milioni di clienti vulnerabili.
- Gas: il prezzo sul mercato europeo Ttf di Amsterdam sfiora i 104 euro per megawattora.
- Petrolio: il Brent raggiunge 113 dollari al barile.
Le famiglie con contratti energetici a prezzo fisso sono relativamente protette dagli aumenti immediati, mentre quelle con tariffe variabili rischiano maggiormente. Anche le temperature invernali e la disponibilità di energia rinnovabile influiranno sull’entità dei rincari.
2. Le riserve di gas e petrolio preoccupano
Nonostante gli stoccaggi italiani di gas siano quasi al 92%, la situazione europea presenta criticità, soprattutto in Germania e nel Nord Europa, dove le riserve sono particolarmente basse.
Secondo le stime citate nell’articolo, l’Unione europea potrebbe dover ridurre del 7% i consumi di gas durante l’inverno per far fronte alla carenza di scorte.
Anche negli Stati Uniti le riserve strategiche di petrolio sono ai livelli più bassi dal 1983.
3. Il rischio per l’economia mondiale
L’aumento dei costi energetici rischia di alimentare ulteriormente l’inflazione e rallentare la crescita economica.
La Banca Mondiale prevede:
- Un aumento del 23% dei prezzi delle materie prime.
- Un incremento del 32% dei prezzi dell’energia.
- Un petrolio che potrebbe raggiungere una media di 91 dollari al barile.
Le conseguenze potrebbero essere particolarmente pesanti per le famiglie a basso reddito e per i Paesi economicamente più fragili.
4. Anche gli alimentari subiranno rincari
L’aumento dei costi energetici si trasferisce anche sulla filiera alimentare.
I principali fattori di rischio sono:
- Le difficoltà logistiche e commerciali nel Mar Nero, che incidono sul prezzo del grano.
- Il mais, ai massimi degli ultimi tre anni.
- Gli oli vegetali, in particolare l’olio di palma, reso più costoso anche dalla siccità nel Sud-est asiatico.
- Gli eventi climatici estremi, che possono compromettere i raccolti e aumentare i prezzi.
Il risultato è una pressione crescente sul costo della spesa alimentare.
5. Il trasporto aereo: il caro carburante
Un ulteriore settore in difficoltà è quello dell’aviazione.
Il prezzo del carburante per aerei (jet fuel) è aumentato del 17,5% in un mese e del 103,4% rispetto all’anno precedente.
Secondo John Gradek, esperto della McGill University, senza una soluzione al conflitto il prezzo potrebbe arrivare a 225 dollari al barile entro dicembre. Questo potrebbe tradursi in un aumento significativo dei biglietti aerei.
Conclusione: cosa rischiano concretamente le famiglie?
Il messaggio centrale dell’articolo è che la crisi energetica rischia di trasformarsi in una crisi generale del costo della vita.
La possibile stangata invernale potrebbe manifestarsi attraverso quattro canali:
Bollette più care: elettricità e gas potrebbero incidere pesantemente sui bilanci familiari.
Spesa alimentare più costosa: grano, mais e oli vegetali potrebbero determinare nuovi rincari dei prodotti alimentari.
Trasporti più onerosi: l’aumento dei carburanti potrebbe ripercuotersi su trasporto merci, viaggi e biglietti aerei.
Rallentamento economico: famiglie e imprese potrebbero ridurre consumi e investimenti, frenando la crescita.
Il punto fondamentale: non si tratta soltanto di un aumento del prezzo del petrolio o del gas. Il rischio è un effetto domino che coinvolge energia, produzione industriale, agricoltura, trasporti e distribuzione alimentare, facendo aumentare il costo complessivo della vita.
La durata del conflitto in Medio Oriente, le condizioni climatiche invernali e la disponibilità di materie prime saranno le variabili decisive per capire quanto pesante sarà la stangata.
1 novembre 2026





