Virginia Nesi ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo nel quale a Milano e in diverse altre città italiane le richieste delle famiglie per accudere dei neonati sono in continuo aumento. Nelle vetrine virtuali dei social network spopolano video di ragazze che passano le notti ad accudire bambini appena nati mentre svuotano lavastoviglie, preparano zaini e riordinano casa. Fanno le night nannies: tate notturne.
Scrive Nesi: “È un segno delle abitudini che si trasformano. Chi sceglie di diventare genitore ha spesso più di trent’anni, magari un lavoro e una casa lontana da quella d’origine. Così le notti in bianco, che per le generazioni precedenti erano quasi un passaggio obbligato, oggi diventano qualcosa a cui si può scegliere di rinunciare. A costo di pagare, anche migliaia di euro. Fino a 260 euro per accudire i neonati mentre i genitori dormono. «Non è più un lusso, ma un bisogno». I numeri e le storie di un fenomeno in crescita. Puericultrici, tate, babysitter: cambiano le qualifiche e le tariffe, ma quel bisogno c’è”.
E prosegue: “Renata Wetter, 61 anni, chiarisce subito il suo ruolo: «Non sono né tata, né babysitter, la puericultrice è una delle arti ausiliarie delle professioni sanitarie». Questa figura è riconosciuta dal ministero della Salute. Serve un diploma. Non esiste un albo. Aggiunge: «Non c’è neanche un listino prezzi ufficiale. Ognuna va per la sua strada. Il mercato è al ribasso. Tantissime volte chi mi contatta non è interessato al mio percorso di studi. E alla fine, invece della competenza, la spunta chi fa il prezzo più basso». Lei per una notte chiede dai 180 euro”.
L’articolo racconta la crescita in Italia, soprattutto a Milano, delle tate notturne e delle puericultrici che si prendono cura dei neonati mentre i genitori dormono, un servizio sempre più richiesto da famiglie che lavorano molto e non possono contare sull’aiuto dei nonni.
1. Un servizio costoso, ma sempre più richiesto
Le tariffe possono raggiungere i 260 euro per notte, mentre alcune professioniste arrivano a guadagnare 4.000-5.000 euro al mese. Le richieste sono in aumento e, per alcune puericultrici, l’agenda è prenotata con mesi di anticipo.
Il fenomeno riflette un cambiamento sociale: si diventa genitori più tardi, spesso quando si hanno già responsabilità professionali importanti e si vive lontano dalla famiglia d’origine. Le notti insonni, un tempo considerate una conseguenza inevitabile della nascita di un figlio, diventano così un problema che alcune famiglie scelgono di affrontare pagando una professionista.
2. Come lavorano le puericultrici notturne
Il caso di Blanca Yamira Ortiz Garcia, 56 anni, è emblematico. Il suo turno inizia alle 21: accudisce il bambino, cambia i pannolini, prepara il biberon e sveglia la madre soltanto quando deve allattare. Tutto avviene cercando di non disturbare il sonno dei genitori.
Il lavoro richiede competenza, attenzione e disponibilità continua. Yamira sottolinea anche il costo personale di questa professione: dopo anni trascorsi a svegliarsi ogni due ore per assistere i neonati, fatica a recuperare un normale ritmo di vita persino durante le vacanze.
3. Non tutte le figure hanno la stessa preparazione
L’articolo distingue le puericultrici da tate e babysitter. La puericultrice dispone di una formazione specifica e, secondo quanto riportato nell’articolo, la professione è riconosciuta dal Ministero della Salute, pur senza un albo professionale.
Renata Wetter, che chiede almeno 180 euro a notte, denuncia però un mercato poco regolamentato sul piano delle tariffe: molte famiglie guardano soprattutto al prezzo, anziché alla preparazione e all’esperienza della professionista.
Il rischio è che una prestazione delicata, riguardante neonati di poche settimane, venga valutata come un semplice servizio di sorveglianza.
4. Il caso di Beatrice: dormire per preservare la salute mentale
Beatrice, 38 anni, avvocata milanese al nono mese di gravidanza, ha deciso di affidare il neonato a due puericultrici, che si alterneranno durante la prima settimana. In seguito, il servizio verrà gradualmente ridotto.
La sua motivazione è esplicita: lei e il compagno non hanno i nonni vicino e vogliono evitare che la nascita del bambino comporti l’annullamento completo della loro vita personale. Nonostante lo scetticismo della madre, Beatrice non prova sensi di colpa: considera il riposo una condizione importante per il proprio equilibrio psicologico e per creare un ambiente sereno per il figlio.
5. Da lusso per pochi a nuova esigenza familiare
Secondo Cristiana Balsamo, consulente che si occupa di personale domestico, la puericultrice notturna non è più soltanto un privilegio dei benestanti. Molte famiglie preferiscono destinare risorse economiche al sonno e al benessere dei primi mesi di vita del bambino, rinunciando magari ad altre spese.
Cambia però la durata del servizio: chi dispone di maggiori risorse può permetterselo per sei mesi, mentre altre famiglie lo utilizzano soltanto nelle prime settimane.
L’articolo segnala anche l’aumento delle iscrizioni alle scuole di formazione, soprattutto da parte di persone provenienti dal Nord Italia.
Il significato più ampio dell’articolo
Il fenomeno delle tate notturne mette in luce tre trasformazioni della società contemporanea:
- La famiglia è più sola. La distanza dai nonni, la mobilità lavorativa e la mancanza di reti di sostegno rendono più difficile affrontare i primi mesi dopo una nascita.
- Il tempo e il riposo diventano beni acquistabili. Chi può permetterselo trasferisce a una professionista una parte del lavoro notturno, cercando di conciliare genitorialità, carriera e vita personale.
- La cura rischia di diventare una questione di reddito. Il servizio può alleviare la fatica dei genitori, ma non tutte le famiglie possono sostenere una spesa di centinaia di euro a notte.
In conclusione, Virginia Nesi descrive un mercato in crescita, ma soprattutto racconta un cambiamento nel modo di vivere la genitorialità. La nascita di un figlio non viene più necessariamente affrontata come un sacrificio da sopportare senza aiuti: alcune famiglie cercano un sostegno professionale per proteggere il proprio equilibrio. Resta, tuttavia, una domanda sociale importante: perché il riposo dei genitori e l’assistenza nei primi mesi di vita debbano dipendere così fortemente dalle disponibilità economiche della famiglia?
26 ottobre 2026





