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Editoriali

La grande frattura

Antonio Polito ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale sostiene che il problema più importante che attraversa non solo l’Italia, quello delle manifestazioni che da Madrid a Parigi, da Milano a Bologna e in altre citta coinvolgono centinaia di migliaia di giovani che protestano per chiedere quel che i politici non vogliono o non possono dare: la politica sia unita. Il terreno fertile della protesta sembrano sia le frange più estreme di pro Pal sia la subcultura metropolitana dei maranza che disprezzano l’Occidente, la sua storia, le sue istituzioni, i suoi valori.

Scrive Polito: ’’Prevenire e reprimere i reati è cosa buona e giusta’’.

E prosegue con un analisi impietosa: ’’Ma è meglio non farci eccessive illusioni: non è finita qui. Se lo Stato ha dimostrato ieri la sua «potenza», l’impressione è che la società italiana sia ancora impotente di fronte al fenomeno cui stiamo assistendo e ai movimenti di piazza che genera. Impotenza innanzitutto dei genitori. Di noi genitori. Sorpresa, sconcerto, l’improvvisa scoperta di non conoscere i propri figli. Non è giusto biasimare oltremodo le famiglie dei ragazzi fermati per le violenze. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. In ogni famiglia potrebbe accadere. Il fatto è che è in corso la più grande rivoluzione nel modo di capire il mondo e di leggere la realtà dai tempi dell’invenzione della stampa: la tecnologia digitale applicata alla comunicazione ha aperto un baratro non facilmente colmabile tra una generazione e l’altra. Questa non è soltanto una ribellione ai padri, come in tanti altri momenti della storia. Questa è una secessione dal mondo dei padri e delle madri. Un rifiuto della tradizione, intesa in senso letterale: cioè come trasmissione di saperi e di valori da una generazione all’altra’’.

Per concludere: ’’Impotente sembra anche la classe dirigente, soprattutto quella che si esprime attraverso la politica. La destra dà una spiegazione ideologica di tutto ciò che sta accadendo: è il solito ribellismo anarcoide che la sinistra coltiva nel suo seno, votate per la legge, l’ordine e la disciplina e tutto questo finirà. La sinistra dà una spiegazione sociologica: è una generazione senza lavoro, senza prospettive, senza un’istruzione all’altezza, investiamo nell’edilizia scolastica e nell’assistenza sociale e tutto questo finirà. Da un lato una risposta securitaria, dall’altro l’illusione di poter curare ogni male con la spesa pubblica. Ma sembra finora del tutto assente una comprensione delle origini culturali del sommovimento giovanile. Mentre invece forse è proprio lì, nella testa e nei miti dei ragazzi, che si annida il pericolo più grande’’.

L’azione dello Stato: le forze dell’ordine hanno dimostrato grande potenza, sventando la regia di nuove violenze a Milano e contenendo le piazze a Torino, Bologna e Roma (seppur non senza scontri). L’inchiesta sul ricercatore Youssef Siher, accusato con l’aggravante di terrorismo, si muove nel perimetro dello Stato di diritto.

L’impotenza della società e delle famiglie: la vera criticità non è sconfiggere la piazza con la sola repressione, ma fare i conti con l’impotenza della società. I genitori si scoprono smarriti di fronte a una generazione che sta compiendo una vera e propria secessione dal mondo degli adulti, rifiutando la tradizione e la trasmissione dei saperi a causa della frattura digitale.

I limiti della classe dirigente: la politica risulta inadeguata e incapace di cogliere le origini culturali del fenomeno:

  • La destra offre una risposta puramente securitaria (legge e ordine).

  • La sinistra riduce tutto a una questione sociologica ed economica (mancanza di lavoro e investimenti sociali).
  • Il terreno fertile della protesta: esiste un denominatore comune tra le frange estreme pro-Palestina e la subcultura metropolitana dei “maranza”: il disprezzo per l’Occidente, la sua storia e le sue istituzioni, ritenuti la causa dei mali del mondo e del disagio giovanile. Questo messaggio culturale contagia in modo trasversale sia le seconde generazioni sia i ragazzi italiani.
  • L’assenza di una risposta culturale: l’Italia non è in grado di arginare questa deriva perché è una nazione frammentata, priva di una solida “religione civile” basata sui valori repubblicani e sulla democrazia rappresentativa, e con una classe dirigente divisa anziché unita dal bene comune.
  • L’appello finale: Polito ammonisce a superare le polemiche quotidiane e le strumentalizzazioni politiche per ritrovare ciò che unisce, affrontando coesi una frattura culturale, etnica e religiosa che attraversa famiglie, scuole e città prima che sia troppo tardi.

25 ottobre 2026